Alcuni dubbi sui questionari del Sinodo

yes noIl 2014, secondo molti commentatori, dovrebbe essere ricordato come l’anno in cui i fedeli cattolici si sono espressi per rifiutare l’insegnamento cattolico tradizionale sulla morale sessuale. Questo, infatti, sarebbe il risultato della consultazione tramite questionario, avvenuta prima del sinodo straordinario dell’ottobre scorso.

Secondo Patrik Kenny del National Catholic Register alcuni vescovi hanno salutato con troppa enfasi il questionario, definendolo come uno strumento “senza precedenti” e generando una sconsiderata percezione di una specie di indagine elettorale, come se la Chiesa si rivolgesse ai suoi “elettori” per ricevere indicazioni sulle priorità pastorali o, addirittura, sui possibili cambiamenti dottrinali.

Ora, siccome è già pronto un nuovo questionario in vista del sinodo 2015, può essere utile riflettere sulle modalità di utilizzo di questi strumenti. Patrik Kenny solleva alcuni dubbi.

Il primo riguarda il modo in cui sono stati formulati i quesiti. A suo dire si tratta di una modalità troppo “tecnica” che risulterebbe poco adatta a dei laici, come ad esempio la seguente domanda: “Come viene contestata nella prassi e nella teoria la legge naturale sull’unione tra l’uomo e la donna in vista della formazione di una famiglia? Come viene proposta e approfondita negli organismi civili ed ecclesiali?”

L’altro punto debole sollevato da Kenny riguarda la modalità di somministrazione del questionario nelle varie diocesi, dove tutto si è svolto in modo abbastanza casuale e disomogeneo. Questo, ovviamente, non depone a favore di un analisi statistica affidabile.

Ad esempio la diocesi di Louisville, riconoscendo il problema di domande troppo “tecniche”, ha adattato le domande proponendole on-line e depurandole di quelle ritenute di non competenza per i laici. “Ma quante diocesi nel mondo – si chiede Kerry – hanno operato in questo modo?”. La risposta non la conosciamo, quindi, conclude, “quando si parla di sondaggio” lo si fa in modo improprio, “perchè stiamo parlando potenzialmente di centinaia di diversi processi di consultazione” tra loro non necessariamente comparabili.

Un altro elemento importante riguarda la scelta del campione. Le varie diocesi nel mondo hanno pensato alla scelta di un campione casuale appropriato? Oppure questa è dipesa dalle scelte a priori fatte dal vescovo o dal parroco?

Kerry scrive di non voler fare critiche per mera pignoleria, ma si tratta di elementi che hanno una certa importanza quando si parla di “sondaggio”. “Questi difetti – dice – devono essere identificati e corretti, proprio perchè la Chiesa deve svolgere la propria attività in maniera professionalmente competente”. Invece, anche il questionario redatto in vista del sinodo ordinario 2015 mostra domande che “sono ancora più inaccessibili rispetto a quelle dell’anno scorso. Ma già il documento è stato frainteso come un nuovo sondaggio fra i cattolici”.

Senza progettazione e un corretto campionamento, i risultati di questo tipo di consultazioni sono tutt’altro che affidabili, e i vescovi devono fare molta attenzione affinché la chiesa non venga intesa come un qualsiasi partito politico che interroga la base per sapere dove andare.