Altre risposte ai questionari: Lussemburgo e Argentina

Continuano a trapelare notizie sulle risposte fornite al questionario intersinodale dai fedeli nel mondo. Dopo Francia, Italia, Germania e Svizzera, ecco il turno del piccolo Lussemburgo e dell’Argentina.

Nel caso del piccolo Granducato europeo, in tutto mezzo milione di abitanti, si può notare che le tendenze si allineano a quella della chiesa tedesca e svizzera, cioè di un sostanziale superamento dell’attuale dottrina e prassi della chiesa cattolica in materia di matrimonio e famiglia.

Secondo quanto riporta il Sir i cattolici lussemburghesi vorrebbero una “morale cattolica compresa come un insieme di criteri che si adattano alle diverse situazioni umane”, anziché “a partire da norme inflessibili o immutabili”. Perché solo così, a loro giudizio, si possono avere autentici “atteggiamenti evangelici, piuttosto che ricette omogenee e universali”.

Occorre, quindi, “superare le risposte pastorali facili, fissate sull’annuncio di un ideale proposto dalla dottrina cattolica e sulla denuncia di situazioni che non sono conformi a questo ideale”. Questo sarebbe necessario per seguire quel “principio della misericordia” posto da Papa Francesco, oltre che i cambiamenti che “nella cultura lussemburghese rendono totalmente incomprensibile il discorso attuale della Chiesa”.

L’enciclica Humanae Vitae del beato Paolo VI, chiedono i fedeli lussemburghesi, dovrebbe essere superata nella prospettiva del Concilio, perché nell’ambito della sessualità e contraccezione “il magistero non è recepito dal popolo di Dio” e “fa più male che bene all’azione pastorale della Chiesa verso le coppie”.

Dall’Argentina, patria di Papa Francesco, arrivano indicazioni più moderate anche se abbastanza vaghe. “La famiglia”, si legge nel documento della Commissione episcopale “laici e famiglia” della Conferenza episcopale argentina, “nonostante le numerose sfide cui è sottoposta, costituisce la cellula fondamentale del tessuto sociale ed ecclesiale.”

“Si ritiene importante che sia la stessa Conferenza episcopale, attraverso i suoi organismi, a ottimizzare le realtà esistenti, segnalare nuove accentuazioni seguendo quanto il Papa presenterà a conclusione del Sinodo e ispirare la creatività pastorale con una presenza moderatrice e referenziale”. Inoltre si chiede di porre attenzione a “nel linguaggio e nella comunicazione perché la pastorale familiare sia veramente percepita come attraente e possa accompagnare l‘aspirazione e la testimonianza di tanti fedeli che vogliono camminare in famiglia e con le famiglie. In modo particolare, con le famiglie lontane, ferite, tristi; con quelle che soffrono la povertà, l‘esclusione, le tossicodipendenze, la malattia e le migrazioni”.