Amoris laetitia, l’analisi di Mons. Aillet

amorisLa lettura di Amoris laetitia non può prescindere dal “tono decisamente positivo” che adotta Papa Francesco per mettere innanzitutto in evidenza “la buona notizia del matrimonio e della famiglia.”

Mons. Marc Aillet, vescovo di Bayonne in Francia, ha pubblicato sul sito della diocesi una accurata analisi dell’esortazione apostolica. Di seguito una nostra traduzione di alcuni passaggi dell’analisi del vescovo Aillet.

ATTENZIONE ALLA REALTA’ CONCRETA

L’attenzione alla realtà concreta è sottolineata con insistenza e costituisce come il filo conduttore dell’insieme del documento pontificio. (…) Dà prova di realismo, non solo non sfuggendo ad alcuna difficoltà, ma da “buon gesuita”, “direttore delle coscienza”, offre modi per discernere come la legge valida per tutti si applica nei casi particolari.

IL DIRITTO INALIENABILE ALLA VITA

Il Papa “non elude nessuna della questioni spinose, compreso quelle che si dibattono nei contesti sociali di oggi, e non esita a portare una parola che sia contro-corrente. In questo senso egli giudica severamente “gli interventi coercitivi dello Stato a favore di contraccezione, sterilizzazione o addirittura aborto» (n.42). Invitando a riscoprire il messaggio dell’enciclica Humanae Vitae di Paolo VI, sottolineando l’attualità e il carattere profetico in materia di regolazione delle nascite (n.82); incoraggia “il ricorso ai metodi fondati sul ritmo naturale della fecondità” (n.222). (…) denuncia una mentalità antinatalista e le politiche mondali di sanità riproduttiva che conducono a un inquietante declino demografico (n.42). Egli esprime soprattutto un grande sì alla vita: “e’ così grande il valore di una vita umana, ed è così inalienabile il diritto alla vita del bambino innocente che cresce nel seno di sua madre, che in nessun modo è possibile presentare come un diritto sul proprio corpo la possibilità di prendere decisioni nei confronti di tale vita, che è un fine in sé stessa e che non può mai essere oggetto di dominio da parte di un altro essere umano.” (n.83)

LE SFIDE LANCIATE ALLA CHIESA DAL MONDO

In Amoris laetitia si “rileva che non si possono comparare tranquillamente al matrimonio le unioni di fatto o tra persone dello stesso sesso, dove non si rende chiaramente conto che “solo l’unione esculusiva e indissolubile tra un maschio e una femmina svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità.” (n.52)

Si denunciano anche certe “forme di femminismo inadeguato, come quelle che si esprimono nel “fenomeno dell’utero in affitto, o la strumentalizzazione e commercializzazione del corpo femminile nell’attuale cultura mediatica.” (n.54) Egli denuncia l’ideologia di genere che induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. (n.56)

IL CAPITOLO 8 SULL’ACCOGLIENZA DELLE “FAMIGLIE FERITE

Si tratta, senza dubbio, di un commento personale, uno sviluppo di tipo pastorale, dell’insegnamento dei suoi predecessori, in particolare di Giovanni Paolo II nella esortazione apostolica post sinodale Familiaris consortio, in particolare del n. 84 che ha affrontato la questione di fedeli divorziati risposati. (…)

Nei nn. 298, 299 e 300, Papa Francesco cerca di applicare questo atteggiamento [di integrazione, NdA] alla situazione specifica dei fedeli divorziati risposati. Egli, appoggiandosi sulla Familiaris Consortio n. 84, in cui Giovanni Paolo II ha esortato i pastori a “ben discernere situazioni diverse”, invita a vedere, “evitando tutte le occasioni di scandalo”, quali situazioni di esclusione attualmente praticate nella liturgia, nella pastorale, in ambito educativo e istituzionale, possono essere superate (n. 299).

Per avanzare in questa logica dell’integrazione, e fedeltà al principio secondo il quale una norma generale non si applica in tutti i casi particolari, il papa Francesco si rifiuta di fornire una nuova legge di tipo canonico (n.300). Ciò significa che la normativa promulgata dai suoi predecessori sulla non ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti della Riconciliazione e dell’Eucaristia resta in vigore?

Notiamo in via preliminare, che la questione della ammissione ai sacramenti ai fedeli non viene affrontata. E quando si trova nella nota 351 che l’aiuto della Chiesa potrebbe andare, in certi casi particolari, fino ai sacramenti si tratta, senza alcuna raccomandazione pratica, di situazioni irregolari in generale. Inoltre, come abbiamo detto, una semplice nota a piè di pagina può seriamente portare un cambiamento di disciplina così radicale? (…)

SULLE CIRCOSTANZE ATTENUANTI

Senza dubbio il Papa è d’accordo a determinare delle circostanze attenuanti, la cui incidenza può andare fino a sopprimere l’imputabilità soggettiva del peccato, secondo una dottrina morale ben ancorata alla tradizione della Chiesa. Per molti questo è sufficiente per esentare dalla norma generale, che determina le condizioni dell’imputabilità soggettiva del peccato; egli insiste tanto sulle circostanze attenuanti o sulle conseguenze dei nostri atti, al punto che potrebbe far credere che l’apprezzamento delle sole circostanze sia sufficiente per determinare la moralità dei nostri atti e condurre la disciplina in vigore nella Chiesa in materia di ammissione ai sacramenti?

Lo si potrebbe pensare, quando il Papa afferma: “A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa” (n.305) E quello che la nota 351 precisa che “in certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti.” Tuttavia, questo non è detto esplicitamente, e Papa Francesco non rifiuta mai esplicitamente la disciplina in vigore ricordando i suoi predecessori che si appoggiavano sull’autorità stessa della Santa Scrittura e della tradizione costante della Chiesa (cf. Familiaris consortio n.84 e Saramentum caritatis n.29). (…)

L’AMMISSIONE DEI DIVORZIATI RISPOSATI ALL’EUCARISTIA

Se egli non parla esplicitamente dell’ammissione dei fedeli divorziati risposati alla comunione sacramentale, è precisamente perchè la sua intenzione deborda largamente questo soggetto. Nell’aereo di ritorno dalla Grecia egli rispondeva a un giornalista:

“Quando io convocai il primo Sinodo, la grande preoccupazione della maggioranza dei media era: Potranno fare la comunione i divorziati risposati?. E siccome io non sono santo, questo mi ha dato un po’ di fastidio, e anche un po’ di tristezza. Perché io penso: Ma quel mezzo che dice questo, questo, questo, non si accorge che quello non è il problema importante? Non si accorge che la famiglia, in tutto il mondo, è in crisi? E la famiglia è la base della società! Non si accorge che i giovani non vogliono sposarsi? Non si accorge che il calo di natalità in Europa fa piangere? Non si accorge che la mancanza di lavoro e che le possibilità di lavoro fanno sì che il papà e la mamma prendano due lavori e i bambini crescano da soli e non imparino a crescere in dialogo con il papà e la mamma? Questi sono i grandi problemi!”

Allo stesso tempo, egli non denuncia la disciplina vigente. E giustamente, perchè questa è stata costantemente ricordata dai suoi predecessori: S. Giovanni Paolo II, nella Familiaris consortio n.84 e da Bendetto XVI nella Sacramentum caritatis n.29. Ognuno ricorda che la pratica della disciplina della Chiesa – disciplina viene dalla disciplina – è “fondata nella Sacra Scrittura”. Sarà ben difficile denunciare una tale disciplina, quando si sa che riposa sul legame intrinseco tra l’Eucaristia e il Matrimonio. Lo stato di infedeltà matrimoniale, quale che sia l’imputabilità soggettiva o le circostanze attenuanti, è in effetti incompatibile con la comunione sacramentale che consiste precisamente, per gli sposi, a unirsi all’alleanza indissolubile e fedele di Cristo e della Chiesa nella quale essi sono entrati liberamente e senza vincoli – fino a prova contraria di una eventuale dichiarazione di nullità – il giorno del loro matrimonio sacramentale indissolubile.

Inoltre, se questo legame non viene mai menzionato per i divorziati risposati, lo è tuttavia per i fedeli divorziati che rimangono fedeli al loro matrimonio: “nello stesso tempo, «le persone divorziate ma non risposate, che spesso sono testimoni della fedeltà matrimoniale, vanno incoraggiate a trovare nell’Eucaristia il cibo che le sostenga nel loro stato. La comunità locale e i Pastori devono accompagnare queste persone con sollecitudine, soprattutto quando vi sono figli o è grave la loro situazione di povertà» (n.242) Un indice discreto ma reale che nello spirito di Papa Francesco questa dottrina rimane. (…)