Canonisti si interrogano sulla riforma del riconoscimento di nullità dei matrimoni

TRIBUNALE SACRA ROTA ANNULLAMENTO MATRIMONIO MATRIMONI PALAZZO CANCELLERIAI canonisti francesi, insieme a teologi e operatori di pastorale familiare, si sono riuniti lo scorso 20 novembre presso l’Università Cattolica di Lione (Francia), per discutere della riforma sul riconoscimento di nullità dei matrimoni promossa da Papa Francesco tramite il Motu Proprio Mitex Iudes Dominus Iesus, che entrerà in vigore il prossimo 8 dicembre.

Nonostante venga dato un giudizio globalmente “positivo” sulla riforma, bisogna riconoscere che le perplessità non mancano.

Innanzitutto, si sarebbe preferita una “più ampia consultazione” nella fase di ideazione e redazione della riforma, oppure una partenza delle stessa “ad experimentum”.

Ciò che ha trovato unanime e positivo consenso riguarda due punti in particolare della riforma, ossia la necessità di avere procedimenti e regole più semplici per i tribunali; e, soprattutto, l’abbandono della doppia sentenza conforme. Per quanto riguarda, invece, la questione della gratuità dei processi il problema non è troppo sentito in Francia, visto che già era così per tutte le persone che non potevano permettersi di pagare e, negli altri casi, il costo era molto ragionevole (tra gli 800 e i 1.000 euro). “Continueremo certamente a domandare una partecipazione alle spese”, ha dichiarato P. Tancrède Leroux, “se non altro perchè la riforma prevede una implicazione maggiore dei laici nei processi e questi dovranno essere giustamente remunerati.”

Diverse perplessità, invece, suscita la possibilità di istituire un giudice unico in prima istanza, al posto del consueto tribunale collegiale composto da tre giudici. “Il giudice unico”, dice Sabine Brosset, avvocato rotale, “ha il rischio dell’arbitrarietà.” Molti sottolineano un problema che già altri hanno evidenziato al momento della pubblicazione del Motu Proprio. Con il ruolo molto forte dato al vescovo locale si teme una “giustizia a più velocità”, laddove gli orientamenti pastorali del vescovo potrebbero influire sull’andamento dei processi di annullamento.

Anche il cosiddetto “processo breve”, introdotto dalla riforma in casi particolari, solleva qualche questione. In questo caso il vescovo diviene di fatto giudice unico, ma in molti sostengono la necessità di mantenere un collegio giudicante composto da tre membri. Ascoltare per molte ore le persone, al fine di istruire il caso, è una operazione delicata che si può meglio compiere se si opera in più persone. (LB)