Card. Coccopalmerio: Accesso ai sacramenti basta un “voler cambiare, ma non posso”

Vatican Pope CardinalsAll’inizio di febbraio è uscito un libretto del cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio consiglio per i testi legislativi, sull’interpretazione del controverso capitolo VIII dell’esortazione Amoris laetitia. Il National Catholic Register ha intervistato il cardinale lo scorso 21 febbraio, tornando su alcune questioni particolarmente dibattute, tra cui quella dell’accesso ai sacramenti per le coppie di divorziati risposati. Le risposte fornite dal cardinale sono molto interessanti perché rivelano quale mens possa essere dietro alle aperture concesse dall’esortazione circa l’accesso ai sacramenti per le coppie cosiddette irregolari.

Nell’intervista al vaticanista Edward Pentin il porporato dice che il papa ha visto il suo libro «solo dopo la pubblicazione», anche se ha precisato di «aver parlato con il Papa in altre occasioni su questi temi, e abbiamo sempre pensato la stessa cosa; anche durante i sinodi».

Rispondendo alle domande Coccopalmerio ha spiegato, come già più volte emerso nel dibattito, che bisogna distinguere i casi: «Pensate a una donna che vive con un uomo sposato. Questo uomo ha tre bambini piccoli. La donna convive con questo uomo da 10 anni. Ora, i bambini pensano a lei come una mamma. Lui, il partner, è molto attaccato a questa donna, la ama. Se questa donna dovesse dire: “Lascio questa unione sbagliata perché voglio correggere la mia vita, ma questo può danneggiare i bambini e il partner”; quindi lei potrebbe dire: “Mi piacerebbe ma non posso”. Proprio in questi casi», dice Coccopalmerio, «sulla base di una volontà di cambiare e l’impossibilità di farlo, posso dare a questa persona i sacramenti, in attesa che la situazione sia definitivamente chiarita».

L’intervistatore pone il cardinale di fronte al fatto che il caso da lui indicato rappresenta comunque una situazione che la dottrina cattolica riconosce da sempre come una situazione oggettiva di peccato. La risposta, così come riportata dal giornalista, è questa: «Sì, però…».

Ritenendola, forse, poco esaustiva, viene chiesto al cardinale se non fosse meglio cercare di fermare completamente la situazione di peccato. «Ci sono due cose da mettere insieme: io voglio, ma non posso. E non posso, non per il mio bene, ma per il bene di altre persone. Se i due possono stare insieme vivendo come fratello e sorella, questo è grande. Ma se non possono, perché questo sarebbe spezzare l’unione, che deve essere conservata per il bene di tutte queste persone, allora si gestiscono come meglio possibile. Vedi? Questo è tutto. E tutta questa faccenda complicata ha una logica spiegazione. Se altri partono da altri punti di vista, si può arrivare anche ad altre conclusioni. Ma mancherebbe qualcosa nei confronti della persona umana».

Il documento del Pontificio consiglio per i testi legislativi del 2000 in cui si fa riferimento ai canoni 915 e 916 che impediscono l’ammissione di queste coppie all’eucaristia, indica che ciò non può essere modificato. Coccopalmerio dichiara di conoscere molto bene questi canoni. «Chi è in peccato grave non può ricevere l’eucaristia senza prima andarsi a confessare o avere il desiderio di confessarsi se in quel momento non è in grado di confessarsi». Il cardinale dice che tutto ciò è sempre valido per chi è «in peccato grave e dice di non aver alcuna intenzione di cambiare», ma «se qualcuno dice “voglio cambiare, ma in questo momento non posso, perché se lo faccio ferirò mortalmente delle persone”, allora posso dire loro: “Fermatevi qui. Quando potrete vi darò l’assoluzione e la comunione”. Oppure, posso insistere su questa loro intenzione e dire che non sono in condizione di peccato perché si ha la seria intenzione di cambiare, ma in questo momento non lo possono fare. Ci sono due cose da mettere insieme. Capite? Questa persona è già convertita, già staccata dal male, ma materialmente non può farlo. E’ una questione di prendersi cura di queste situazioni».