Card. Kasper: Amoris laetitia è un cambio di paradigma nella Chiesa

kasper 01Nel numero di novembre della rivista “Stimmen der zeit” (Voci del tempo), edita a Monaco, il cardinale Walter Kasper esprime alcune considerazioni sul dibattito scaturito dalla pubblicazione dell’esortazione Amoris laetitia.

Il punto di vista del cardinale non è secondario, sopratutto tenendo conto che tutto il dibattito sinodale è originato proprio dalla relazione che fu chiamato a tenere al concistoro “segreto” del febbraio 2014, una relazione molto discussa, ma che già conteneva in nuce molte delle “novità” presenti in Amoris laetitia. In particolare si tratta di quella che oggi il cardinale Kasper definisce «posizione olistica», cioè più attenta alla «visione dinamica della vita umana e cristiana».

Secondo questa visione le persone possono trovarsi in una situazione «non ottimale, ma solo nella loro situazione migliore possibile. Spesso», aggiunge, «dobbiamo scegliere il male minore. Nella vita vissuta non c’è solo il bianco o nero, ma molte diverse sfumature e tonalità».

Come ebbe a dire in altre occasioni, non si tratta, di un cambiamento dottrinale, ma di un «cambio di paradigma», cioè si passerebbe da un punto di vista «legislativo» ad un altro che si riferisce «all’etica della virtù di San Tommaso d’Aquino». Qui il richiamo è alla cosiddetta epikeia di stampo tomistico che proprio Kasper aveva introdotto nel dibattito con la relazione del 2014.

Nell’articolo pubblicato su “Stimmen der zeit”, Kasper ratifica e svela quello che ormai è passato alla storia. Ossia che il suo discusso punto di vista a proposito dell’interpretazione dell’epikeia, tra un sinodo e l’altro ha trovato un sostanziale accordo coagulato in quanto espresso dal circolo minore di lingua tedesca nell’assemblea dell’ottobre 2015. Infatti, è nella relazione di quel circolo minore che, scrive Kasper, «viene inserito l’accordo generale che si trova nel capitolo VIII di Amoris laetitia». Per trovare tale accordo il consenso del cardinale Christoph Schönborn emerge sempre più come fondamentale, non a caso è proprio all’arcivescovo di Vienna che lo stesso Papa Francesco ha poi assegnato il ruolo di miglior interprete di Amoris laetitia. Anche per ciò che riguarda la modalità di accompagnamento e inclusione delle coppie di divorziati risposati nella vita della Chiesa.

Secondo Kasper, la «clausola vincolate» indicata da Giovanni Paolo II ai divorziati risposati per poter accedere ai sacramenti, ossia il vivere in continenza (Cfr. Familiaris consortio n. 84), in definitiva «non è una dichiarazione dottrinale vincolante», in quanto lascerebbe «un margine di manovra» collocato «sulla tradizionale distinzione tra il peccato oggettivamente grave e il grado soggettivo di colpa». A questo punto basta confrontare le note a margine del capitolo VIII di Amoris laetitia (Cfr. n. 329 e 351) per comprendere che la visione espressa da Kasper nella relazione al concistoro 2014, di fatto, ha trovato una certa accoglienza nell’esortazione post-sinodale, nonostante le divergenze emerse nell’aula del sinodo e anche fuori.

In questo approccio il teologo tedesco arruola anche Giovanni Paolo II, dando una sua interpretazione al testo di Familiaris consortio che probabilmente non tutti condividono. Il santo papa polacco, a giudizio di Kasper, avrebbe semplicemente messo l’accento «sulla natura oggettiva delle norme etiche».

Ma «entrambi i papi”, scrive oggi Kasper, «si riferiscono alla questione del rispetto della coscienza erronea e sanno che questo spesso non è solo un errore personale, ma un errore insormontabile che è condizionato dalla mentalità sociale e culturale. (…) La coscienza di molte persone è spesso come se fosse cieca e sorda a quello che si sta cercando di presentare come un comandamento di Dio. Questa non è una giustificazione dell’errore, ma piuttosto la comprensione e la compassione per gli smarriti».

Tuttavia, Kasper dice che Amoris laetitia, nel caso specifico dell’accesso alla comunione ai divorziati risposati, non risolve in modo preciso la questione. Apre però ad un nuovo approccio. «Molto più importante», scrive, «è che l’integrazione graduale, che viene indicato come la chiave per risolvere il problema, è orientata per sua natura, per l’ammissione all’Eucaristia come la piena forma di partecipazione alla vita della Chiesa».

Una interpretazione, questa del teologo tedesco, che pare certamente in sintonia con i criteri espressi dai vescovi argentini al proposito, quelli per cui Papa Francesco ha indicato un chiaro apprezzamento.