Card. Kasper: Occorre pregare, c’è una battaglia in corso

“Speriamo che il Sinodo sarà in grado di trovare una risposta comune, a larga maggioranza, che non sarà una rottura con la tradizione, ma una dottrina che è uno sviluppo della tradizione”. Lo ha detto il Card. Kasper in Inghilterra, durante al presentazione del suo ultimo libro “Papa Francesco. La Rivoluzione della tenerezza e dell’amore”.

Probabilmente, secondo il Card. Kasper, lo sviluppo si dovrebbe intendere nella direzione indicata dalla sua relazione al concistoro del 2014, dove, in particolare, tracciava linee per l’accesso alla Santa Eucaristia da parte dei divorziati risposati. Ipotesi che, come sappiamo, sono state decisamente discusse e contrastate da altri cardinali e padri sinodali.

Tra gli altri è intervenuto il Card. Caffarra che, in una famosa intervista pubblicata sul quotidiano “Il Foglio”, poco dopo la relazione Kasper al Concistoro 2014, disse che “chi fa questa ipotesi non ha risposto a una domanda molto semplice: che ne è del primo matrimonio rato e consumato? La soluzione prospettata porta a pensare che resta il primo matrimonio, ma c’è anche una seconda forma di convivenza che la Chiesa legittima. Quindi, c’è un esercizio della sessualità umana extraconiugale che la Chiesa considera legittimo. Ma con questo si nega la colonna portante della dottrina della Chiesa sulla sessualità. A questo punto uno potrebbe domandarsi: e perché non si approvano le libere convivenze? E perché non i rapporti tra gli omosessuali? Non è questione solo di prassi, qui si tocca la dottrina. Inevitabilmente. Si può anche dire che non lo si fa, ma lo si fa. Non solo. Si introduce una consuetudine che a lungo andare determina questa idea nel popolo non solo cristiano: non esiste nessun matrimonio assolutamente indissolubile. E questo è certamente contro la volontà del Signore”.

Che le sue proposte siano state ampiamente dibattute lo sa bene anche il Card. Kasper, infatti, ha detto che occorre pregare molto affinché lo Spirito Santo guidi le deliberazioni dei vescovi. “Dobbiamo tutti pregare, ha detto, perché la battaglia è in corso”.