Card. Muller: alcuni ambienti cattolici vanno verso il protestantesimo liberale

muller“Ci sono molte sfide che riguardano la fede oggi”, per questo, ha detto il cardinale Ludwig Muller, “dobbiamo chiedere al Signore il coraggio di affrontarle con saggezza e forza.”

In un lungo intervento rivolto all’Assemblea plenaria dei vescovi del Cile, il prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede ha tracciato una strada per uscire dai pericoli principali che riguardano la fede cattolica nel mondo di oggi. E poi ha affrontato alcuni argomenti di stretta attualità ecclesiale, anche per quanto riguarda il dibattito scaturito dal recente sinodo, non ultimo il ruolo della Conferenze episcopali in un processo di “decentralizzazione” del governo della Chiesa.

Il finale della omelia tenuta dal cardinale nella S.Messa che ha inaugurato l’Assemblea dei Vescovi, ci permette di leggere i passaggi del suo discorso con una chiave di lettura interessante: “Il lavoro della Chiesa”, ha detto, “non è quello di riflettere le opinioni dei sui membri. Il compito della Chiesa è quello di riflettere il punto di vista del suo Capo e fondatore: Gesù Cristo.” Di seguito una nostra selezione di alcuni passaggi del discorso del cardinale ai vescovi del Cile.

LE PRINCIPALI SFIDE

Alcune di queste, ha specificato Muller, “derivano dall’ignoranza” e perciò si deve agire con “maggior forza nel campo dell’evangelizzazione e della missione”.

Altri pericoli per la fede arrivano da “ambienti teologici e pastorali nei quali sono stati introdotti errori e deformazioni, che noi come pastori dobbiamo scoprire, giudicare e correggere. E’ un ambito difficile, però necessario e sempre presente nel nostro impegno di pastori per il popolo di Dio”.

LA CONFERENZA EPISCOPALE, LIMITI E CONTRIBUTI

Le conferenze episcopali, come ha chiarito S. Giovanni Paolo II in Apostolos suos del 1998, esistono per “l’esercizio congiunto di alcuni atti del ministero episcopale” (n°3) ed esistono non per sostituire il Vescovo, ma “per aiutarlo” (n°18).

“Le conseguenze pastorali di una adeguata concezione e attuazione della conferenze episcopali sono evidenti. Papa Francesco ha voluto dare un segno in tal senso promulgando le norme sul procedimento per la dichiarazione di nullità del vincolo matrimoniale, attribuendo, come è per loro natura, ai Vescovi diocesani un ruolo chiave nelle decisioni di queste delicate questioni, facendosi così più vicino a quelli che soffrono in questo ambito.”

PERICOLI ATTUALI DEL RELATIVISMO ETICO

“Risulta molto evidente che in alcuni ambienti dell’insegnamento della fede oggi si sono introdotti elementi propri del protestantestimo liberale. Questo è particolarmente evidente nelle nazioni europee (…)”

“Una scarsa comprensione della natura teologica delle Conferenze Episcopali”, ha specificato il prefetto, “ha una immediata deriva nel pericolo di assumere lo stile organizzativo delle comunità riformate. Anche se non si tratta di un approccio teologico in sé, si traduce nell’esistenza di uno “stile pastorale” uniforme, simile ad una “chiesa nazionale”, che si può costatare in certe accentuazioni di contenuto e procedimento, e nel necessario adattamento dei programmi pastorali diocesani a questi accenti e contenuti.”

In maniera molto esplicita il cardinale Muller indica il pericolo principale di questa deriva che, specialmente in alcuni paesi europei, tra cui la sua Germania, rischia di essere molto concreto. “E’ necessario evitare”, dice Muller, “che il servizio pastorale dei Vescovi si trasformi di fatto in una specie di governo centrale della Chiesa in un paese o regione, che senza essere obbligatoria, diventa così presente nell’ambito della chiese particolari, che non seguirlo si considera come una mancanza di comunione ecclesiale.”

Questa forma di relativismo si è fatta presente nella Chiesa in molto modi. “Ricordiamo”, ha detto il cardinale, “il rifiuto che provocò in alcuni ambienti teologici la dichiarazione Dominus Iesus, del 6 agosto dell’anno 2000. Questi ambienti non hanno ceduto e sono ancora presenti e hanno nuove manifestazioni che, come pastori, dobbiamo essere capaci di controllare, analizzare e illuminare. Una di queste [nuove manifestazioni] è un certo sincretismo religioso (…)”

A causa di questo generalizzato relativismo le “verità antropologiche fondamentali sulla persona umana si sono diluite e l’espressione più evidente è il primato delle teorie del genere che implicano un cambiamento antropologico completo nella concezione cristiana della persona, del matrimonio, della vita, etc.”

LA DISSIDENZA TEOLOGICA

“Come in molti paesi, così anche in Cile, i vescovi hanno dovuto affrontare la dissidenza teologica, soprattutto in materie relative alla morale cattolica.” In questo caso per i pastori non è sufficiente limitarsi alla “denuncia e la comunicazione ai livelli più alti, ma è necessario correggere gli errori con coraggio e audacia, e usare i mass media perchè sia chiara a tutti la verità, che sempre deve risplendere.”

Il dissenso teologico può presentarsi sotto varie forme. Quella “più radicale pretende un cambiamento della Chiesa secondo un modello di protesta ispirato a quello che si ha nella società politica.”

IL SENSUN FIDEI DEL POPOLO DI DIO

In alcuni casi si tenta di “mostrare il sentire del popolo di Dio su alcune materie” come “nuovo” rispetto a quello che per “decenni, secoli o millenni è esistito”. Questo nuovo sensus fidei sarebbe originato dalle nuove scoperte scientifiche che così vengono utilizzate per analisi teologiche.

“In realtà”, chiarisce il prefetto della Dottrina della Fede, “le opinioni dei fedeli non possono puramente e semplicemente identificarsi con il sensus fidei. Quest’ultimo è una proprietà delle fede teologale che, consistendo in un dono di Dio, fa aderire personalmente alla Verità e non può ingannarsi. Questa fede personale è anche fede della Chiesa, dal momento che Dio ha affidato alla Chiesa la custodia della Parola e, quindi, ciò che i fedeli credono è ciò che la Chiesa crede. Per sua stessa natura, il “sensus fidei” implica, dunque, profondo accordo di spirito e del cuore con la Chiesa, “sentire cum Ecclesia”.”

PER LA PASTORALE OCCORRE PARTIRE DAL CATECHISMO

“E’ necessario insistere che la nostra riflessione teologica e le sue conseguenze pastorali devono partire dal dato rivelato, di qui l’importanza di un insegnamento adeguato dei contenuti del Catechismo della Chiesa Cattolica, che S. Giovanni Paolo II ha dato alla Chiesa, come uno strumento valido al servizio della comunione ecclesiale e come norma sicura per l’insegnamento della fede.” (Lorenzo Bertocchi)