Dal Vaticano nuove ratifiche di padri che saranno al Sinodo 2015

Dopo le ratifiche dello scorso gennaio, e quelle di marzo, oggi viene ufficializzata un’altra serie di nomine approvate dalla Santa Sede per il prossimo Sinodo di ottobre. Si tratta di padri eletti dalle rispettive conferenze episcopali e che, appunto, prenderanno parte all’assemblea ordinaria dei vescovi.

Oltre ai quattro italiani – i cardinali Bagnasco e Scola, e i vescovi Brambilla e Solmi – spicca la nutrita pattuglia africana, il Brasile, il Canada e la Polonia.

I vescovi polacchi furono particolarmente attivi nel Sinodo 2014 per promuovere la dottrina su matrimonio e famiglia indicata dal santo papa polacco Giovanni Paolo II. Come sappiamo mons. Henryk Hoser, che è tra i padri che saranno al prossimo Sinodo, si è espresso con molta forza nel denunciare un “tradimento” della Chiesa nei confronti di San Giovanni Paolo II, proprio sul terreno della pastorale famigliare. Allo stesso modo il presidente della conferenza episcopale polacca, mons. Stanisław Gadecki, anch’egli tra i padri del prossimo sinodo, fu molto chiaro nel corso dell’assise straordianaria. “Il nostro obiettivo principale – disse – è di sostenere la famiglia pastoralmente, non di colpirla, esponendo situazioni difficili che esistono, ma che non costituiscono il nucleo dell’esperienza familiare.”

Di opinione diversa è mons. Joan Bonny, vescovo di Anversa e unico padre sinodale nominato per la chiesa del Belgio. Le sue posizioni sono note e divergono abbastanza vistosamente non solo da quelle dei suoi confratelli polacchi, ma anche da quelle dell’ormai ex primate del Belgio, mons. Leonard, che ha recentemente consegnato le sue dimissioni al Papa per raggiunti limiti di età. Su posizioni meno forti di quelle di mons. Bonny si trova il padre maltese mons. Mario Grech, ma in più occasioni si è dimostrato disponibile ad approfondire la prassi ortodossa per il divorzio e le seconde nozze.

Tra i superiori generali spicca la figura di P. Adolfo Nicola Pachon SJ, superiore dei Gesuiti, noto per le sue posizioni aperte. Durante lo scorso Sinodo dichiarava a Vatican Insider che «può esserci più amore cristiano in un’unione canonicamente irregolare che in una coppia sposata in chiesa».