Divorziati risposati, P. Garrigues risponde ai suoi detrattori

civilta cattolicaSu La Civiltà Cattolica, nota rivista dei gesuiti stampata con il placet vaticano, il teologo domenicano P. Jean-Miguel Garrigues aveva esposto le sue ragioni in favore di un accesso dei divorziati risposati all’eucaristia. Questo intervento era già stato oggetto di alcune critiche, portate anche da un anonimo teologo domenicano sul sito del vaticanista Sandro Magister.

Sul sito France Catholique P. Garrigues risponde oggi ai suoi critici, spiegando che la sua è una semplice opinione teologica. La cosa interessante di questa replica riguarda una motivazione, per così dire, previa alle ragioni stesse dei suoi argomenti, ossia quella di una nuova possibilità di poter portare queste opinioni in tutta serenità.

I suoi critici, infatti, avevano ricordato, tra l’altro, che i due casi riportati nella proposta pubblicata sulla Civiltà Cattolica sono già stati condannati dal Magistero. Per sostenere questo venivano citate due documenti del Card. Ratzinger, allora prefetto della Dottrina della Fede, risalenti al 1994 e 1998 (La prima è un noto testo della congregazione della Dottrina della Fede sull’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati, l’altra, del 1998, una lettera vergata direttamente dal cardinale Ratzinger sempre sullo stesso tema).

Da un certo punto di vista P. Garrigues conferma. Infatti, scrive su France Catholique che “in ragione di queste due lettere, dei teologi hanno dovuto , per obbedienza alla disciplina in vigore , osservare il silenzio su questo soggetto”. Ma le cose, oggi, sarebbero, appunto, cambiate.

Infatti, proprio a questo silenzio, scrive il domenicano, “il Papa Francesco ha voluto mettere fine permettendo al cardinale Kasper di esporre liberamente le sue proposte davanti al concistoro dei cardinali del febbraio 2014”.

“Liberando il dibattito teologico”, continua, “il papa ha considerato che, se il principio di indissolubilità del matrimonio è fissato dalle parole di Cristo (…), tutto non è ancora definitivamente chiuso nel trattamento pastorale e disciplinare di certi casi di specie”.

Infine, il teologo domenicano ha fatto una analogia tra la situazione presente e quella che precedeva il Vaticano II. Anche in quel caso, scrive, alcuni teologi, “e perfino cardinali”, avevano subito “azioni disciplinari” nei confronti dei loro insegnamenti. Poi tira le somme, indicando “la riluttanza che alcuni oggi manifestano rispetto alle parole, agli atti e agli orientamenti di Papa Francesco”, una riluttanza che, a suo dire, sarebbe proprio la stessa di quella applicata contro alcuni”teologi e cardinali” alla vigilia del Vaticano II.

La domanda che si pone P. Garrigues, in fondo, è molto chiara: ma questi signori, che oggi criticano le sue “opinioni teologiche”, dicendo che sono già state condannate dal Magistero, “non cadono sotto un indurimento simile” a quello dei censori che impedivano certi insegnamenti prima del Concilio? Una domanda intrigante, anche se oggi non siamo più negli anni ’60 e l’analogia regge fino a un certo punto, in mezzo, infatti, non c’è solo il Concilio, ma anche una serie di documenti magisteriali (tra cui alcune encicliche) che difficilmente potranno essere bypassati con leggerezza nel dibattito sinodale.

Ma, d’altra parte, P. Garrigues si dice pronto ad accettare in obbedienza qualsiasi decisione del Papa dopo il Sinodo. Anche se decidesse di non cambiare nulla. Intanto però le sue tesi possibiliste, insieme a quelle di tanti altri, circolano “serenamente” nell’orbe cattolico. (L.B.)