Entra in vigore il Motu proprio sulla riforma della dichiarazione di nullità del matrimonio

mitisGiustamente concentrata sull’avvio del Giubileo della Misericordia, l’attenzione generale ha messo in secondo piano il fatto che l’8 dicembre scorso è entrato formalmente in vigore il Moto proprio Mitis Iudex Dominus Iesus, sulla riforma del processo canonico per le cause di dichiarazione di nullità del matrimonio.

Il vescovo di Springfield (Usa), Thomas John Paprocki, canonista di fama, già nel settembre scorso aveva dato una dichiarazione sul Motu proprio che permette di riflettere sulla sua attuazione.

Dopo aver ribadito che “la Chiesa cattolica continua ad insegnare che un matrimonio, una volta validamente celebrato, è permanente e non può essere sciolto dalla semplice volontà di una delle parti”, ha specificato alcune cose che riguardano la riforma. Innanzitutto ha ricordato che l’abolizione della doppia sentenza conforme prevista dal Motu proprio, ovviamente, non abolisce in alcun modo la possibilità di appello.

Anche rispetto alla gratuità dei procedimenti il vescovo Paprocki si è dichiarato “felice” di questa scelta, anche se, ha ricordato, “non abbiamo mai ritardato l’amministrazione della giustizia a causa del mancato pagamento da parte di un richiedente.” Una cosa simile l’hanno rilevata recentemente anche i canonisti francesci, ricordando che in Francia, la gratuità era già prevista per tutte le persone che non potevano permettersi di pagare e, negli altri casi, il costo era molto ragionevole (tra gli 800 e i 1.000 euro). Appare evidente che, anche dopo la riforma, rimarranno comunque costi di funzionamento dei tribunali e quindi qualche spesa dovrà essere sostenuta. “Facciamo affidamento”, dichiarava mons. Paprocki, “sulla costante generosità dei cristiani cattolici in modo che possiamo far fronte alle spese associate a questo lavoro giudiziario.”

Nell’ottobre scorso erano arrivati anche due primi chiarimenti a proposito del Moto proprio da parte del Pontificio consiglio per i Testi Legislativi. Entrambi riguardavano proprio il cosiddetto “processo breve” introdotto dal Motu proprio. Si è specificato che questa procedura semplificata viene attivata, sotto il giudizio personale del vescovo diocesano, solo per particolari circostanze, mentre la via usuale rimane il processo ordinario. Inoltre si è evidenziato che per poter accedere al processo “breve” occorre, come conditio sine qua non, il consenso esplicito di entrambe le parti. (LB)