George Weigel: il 16 ottobre una rivolta in aula

front_synodbishops“Il 16 ottobre, i Padri del Sinodo 2014 hanno organizzato una rivolta di massa in aula.” Lo ha scritto il celebre studioso cattolico George Weigel in un lungo articolo, pubblicato sul numero di gennaio 2015 della rivista americana First Thing.

Non ha svelato chissà quale segreto, infatti, è cosa risaputa che i padri, di fronte all’annuncio della mancata pubblicazione delle relatio dei circoli minori, hanno alzato la voce per chiedere che ciò non avvenisse. Allo stesso modo è risaputo che quelle relazioni, poi rese pubbliche, contenevano una serie di “emendamenti” alla Relatio post-disceptationem letta in aula dal Card. Erdo. “Quella rivolta – scrive appunto Weigel – ha messo in moto un processo che ha portato ad un rapporto finale del Sinodo 2014 molto modificato e considerevolmente migliorato”.

La questione in ballo, secondo Weigel, va oltre la narrazione giornalistica di “un Papa progressista contro i cardinali conservatori”, perchè riguarda il “rapporto della Chiesa con la cultura post-moderna”. La situazione comunque comporterà un anno piuttosto “turbolento” verso il Sinodo ordinario dell’ottobre 2015.

“Papa Francesco, scrive lo studioso statunitense, sa molto bene che c’è una crisi globale del matrimonio, come ha abbondantemente chiarito in un appassionato intervento rivolto ai membri del movimento di Schoenstatt la settimana dopo il sinodo.” Ebbene, questa crisi non è stata troppo analizzata durante il Sinodo 2014, mentre altri temi hanno sembrato prendere il sopravvento. A giudizio di Weigel questa situazione è stata determinata “dai vescovi tedeschi, guidati dal cardinale Kasper insieme con il Segretario Generale del Sinodo Card. Lorenzo Baldisseri, che sembrava deciso a spingere la questione della Santa Comunione ai divorziati risposati al centro del dibattito sinodale”. Questa istanza sarebbe “un cavallo di Troia per un argomento molto più vasto come quello sulla natura della dottrina e il suo sviluppo”.

Proprio durante il Sinodo il cardinale Kasper ha tenuto una conferenza a Vienna dove ha sottolineato che la sua posizione sulla comunione ai divorziati risposati si “colloca nella sua comprensione del Vaticano II come concilio che ha aperto una nuova era nella vita della chiesa cattolica, quella in cui tutte le vecchie verità sono ora oggetto di riesame, quando non di riconsiderazione”. Le proposte di Kasper e dei vescovi tedeschi sono state presentate dai media mainstrem come qualcosa di audace e fresco, al passo con i tempi, mentre in realtà “sono qualcosa di stantio e logoro”, già visto e sentito. “Resti di una visione progressista del cattolicesimo che aveva manifestamente fallito in Europa e altrove”.

L’elemento veramente straordinario del sinodo è stato l’emergere del cattolicesimo africano, i padri sinodali di questo continente sono stati “i leader nel contestare le proposte-Kasper, sostenendo con forza che l’idea cristiana del matrimonio per le loro culture è una forza liberatrice, specialmente per le donne”. E hanno rilevato come i rappresentanti di chiese in crisi, come quelle occidentali, non dovrebbero essere esportatori della decadenza di queste società verso il Sud del mondo.

Weigel rileva poi il fatto piuttosto strano di non aver convocato al Sinodo 2014 nessun membro dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, l’importante centro accademico voluto proprio dal Santo Papa “della famiglia”. Questa, secondo lui, sarebbe stata una scelta deliberata proprio per non avere troppi intralci sulla proposta-Kasper che, verosimilmente, non avrebbe retto in nessun modo di fronte all’imponente magistero del papa polacco su questi temi. “Questo errore può essere facilmente riparato in fase di preparazione del Sinodo ordinario del 2015”. Staremo a vedere.

In vista del Sinodo 2015 questi sono i temi che a giudizio di Weigel devono essere affrontati e approfonditi: l’insegnamento della chiesa sulla complementarietà dei sessi, sul matrimonio indissolubile e fecondo, quello sui mezzi appropriati per la regolazione della fertilità. Allo stesso tempo occorre promuovere un accoglienza delle persone “lì dove sono”, con l’intento di aiutarli a “salire più in alto” nella scala dell’amore, con l’aiuto della grazia di Dio, mediata attraverso i sacramenti della Chiesa.