Idee chiare dei vescovi africani sui divorziati e risposati

(di Matteo Matzuzzi) Il cardinale Lorenzo Baldisseri, segretario generale del Sinodo dei vescovi, conferma a Radio Vaticana l’intenzione di raccogliere più pareri possibili dalle chiese locali in vista dell’appuntamento del prossimo ottobre, secondo round della grande assise convocata dal Papa per discutere (e decidere) in fatto di morale sessuale e familiare.

“Abbiamo chiesto la reazione da parte delle conferenze episcopali, del popolo di Dio nel mondo” in modo che “ci possano offrire qualche elemento in più” in vista del dibattito che si svolgerà in autunno nell’Aula Nuova, in Vaticano. Chi ha le idee già ben chiare su quel che dovrà essere detto in quella sede sono i vescovi africani, la cui veemente reazione critica alle proposte di Walter Kasper è stata uno degli elementi che più hanno caratterizzato il Sinodo straordinario. Il copione, da ottobre, non è cambiato, ha lasciato intendere il cardinale Wilfrid Fox Napier, arcivescovo di Durban. Francescano, considerato fino a pochi mesi fa moderatamente progressista, è stato proprio lui a raccontare durante un briefing aperto alla stampa il tentativo di una parte dei padri di far passare nel documento intermedio (e poi in quello finale) argomenti di cui poco o nulla s’era discusso o che non avevano comunque trovato positivo riscontro in aula. Nel dettaglio, Napier si riferiva ai punti più controversi della relazione intermedia (riammissione alla comunione dei divorziati risposati e apertura alle coppie formate da persone dello stesso sesso), letta dal cardinale ungherese Péter Erdo ma da lui – sempre pubblicamente – subito sconfessata.

Qualche giorno fa, prendendo la parola al termine del Simposio delle conferenze episcopali di Africa e Madagascar che s’è tenuto a Roma, il porporato sudafricano ha chiarito che per quanto riguarda la chiesa africana le priorità sono altre rispetto alla riammissione alla comunione dei divorziati risposati, posizione che pochi giorni fa è stata fatta propria anche dal patriarca latino di Gerusalemme, Fouad Twal, durante un convegno sul Sinodo cui ha partecipato pure Baldisseri: “Le nostre famiglie hanno altri problemi rispetto alle questioni presenti nelle società occidentali”. Napier ha spiegato che “la prima cosa che abbiamo detto è stata sulla necessità di enfatizzare il fatto che ci sono buoni matrimoni e buone famiglie. Cerchiamo prima di tutto di essere positivi. In secondo luogo, dobbiamo domandarci come potremo garantire che la prossima generazione avrà anch’essa buoni matrimoni e buone famiglie. E’ davvero necessario concentrarci sulla preparazione e sull’accompagnamento” delle coppie che si sposano.

Il porporato non s’è sottratto alle domande circa i presunti pareri dissenzienti tra i vescovi africani, fino a oggi considerati quasi un monolite schierato per il rifiuto delle aperture teorizzate dal cardinale Kasper. In particolare, è stato citato il caso del vescovo ghanese di Accra, mons. Gabriel Palmer-Buckle, che secondo alcuni organi di stampa avrebbe rivelato di essere pronto a “votare sì” all’ammissione dei divorziati e risposati civilmente all’eucaristia. Il cardinale sudafricano ha spiegato d’aver chiesto conto a mons. Palmer-Buckle della dichiarazione, e questi ha minimizzato il tutto: “Stavo parlando in modo generico, e la mia risposta è stata che in situazioni come questa bisogna procedere caso per caso. Non si può fare una dichiarazione generale in cui si stabilisce di dare la comunione a persone divorziate e risposate, e così via”. Napier ha aggiunto che è ferma intenzione dei vescovi africani evitare “distrazioni in problemi come questo senza che prima si sia guardato a ciò che c’è di positivo e a come rafforzare la chiesa attraverso i buoni matrimoni e le buone famiglie”.

Quanto al questionario da qualche tempo inviato alle diocesi di tutto il mondo, le conferenze episcopali africane hanno deciso di suddividerlo, “per semplificarlo”, in cinque aree funzionali. Da rilevare che la prima riguarda la preparazione e l’accompagnamento delle coppie, avendo come riferimento la Familiaris Consortio di Giovanni Paolo II. La seconda e la quarta sono dedicate alle situazioni in cui il matrimonio si rompe (procedure di nullità, intervento dei sacerdoti…), la terza affronta il tema della convivenza e la quinta raggruppa i casi di – per dirla con il cardinale Christoph Schönborn – famiglie patchwork (genitori single, figli di genitori diversi riuniti in un unico nucleo familiare). Da qui, ha ribadito l’arcivescovo di Durban, si deve partire.