Il card. Antonelli consiglia i confessori di fronte alle coppie “irregolari”

antonelliNel giugno 2015, pochi mesi prima del sinodo ordinario dello scorso ottobre, fu pubblicato un interessante libretto (ne parlammo QUI) a firma del cardinale Ennio Antonelli, presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia. In quello scritto il porporato manifestava le sue perplessità rispetto ad una generalizzata via di accesso all’eucaristia per i divorziati risposati.

Non è possibile banalizzare l’Eucaristia «e ridurla a un rito di socializzazione», scriveva Antonelli, e non si può rendere la condizione dei divorziati risposati e dei conviventi «l’unico caso di perdono senza conversione». A questo proposito «bisogna evitare di presentare tali unioni in se stesse come valori imperfetti, mentre si tratta di gravi disordini».

Oggi, dopo la conclusione del doppio sinodo e la pubblicazione di Amoris laetitia, il cardinale dice nuovamente la sua, in uno scritto che dovrebbe essere presto pubblicato sempre dalle edizioni Ares.

Il cardinale non nasconde di sperare in successivi ulteriori chiarimenti «da parte della competente autorità», ma accenna alcuni interessanti consigli per un confessore che dovesse trovarsi di fronte ad una coppia cosiddetta “irregolare”, come ad esempio i divorziati risposati, oppure due conviventi. Di seguito riportiamo un breve passo di questo nuvo scritto.

di Ennio Antonelli*

In attesa di auspicabili indicazioni più autorevoli, provo a ipotizzare con molta esitazione un modo di procedere in foro interno nel difficile caso in cui si riscontrasse la mancanza di un chiaro proposito riguardo alla continenza sessuale.

Il sacerdote confessore può incontrare un divorziato risposato che crede sinceramente e intensamente in Gesù Cristo, conduce uno stile di vita impegnato, generoso, capace di sacrificio, riconosce che la sua vita di coppia non corrisponde alla norma evangelica, tuttavia ritiene di non commettere peccato a motivo delle difficoltà che gli impediscono di osservare la continenza sessuale. Da parte sua il confessore lo accoglie con cordialità e rispetto; lo ascolta con benevola attenzione, cercando di considerare i molteplici aspetti della sua personalità. Inoltre lo aiuta a rendere migliori le sue disposizioni, in modo che possa ricevere il perdono: rispetta la sua coscienza, ma gli ricorda la sua responsabilità davanti a Dio, il solo che vede il cuore delle persone; lo ammonisce che la sua relazione sessuale è in contrasto con il vangelo e la dottrina della Chiesa; lo esorta a pregare e ad impegnarsi per arrivare gradualmente, con la grazia dello Spirito Santo, alla continenza sessuale. Infine, se il penitente, pur prevedendo nuove cadute, mostra una certa disponibilità a fare dei passi nella giusta direzione, gli dà l’assoluzione e lo autorizza ad accedere alla comunione eucaristica in modo da non dare scandalo (ordinariamente in un luogo dove non è conosciuto, come già fanno i divorziati risposati che si impegnano a praticare la continenza). In ogni caso il sacerdote deve attenersi alle indicazioni date dal suo vescovo.

Il sacerdote è chiamato a mantenere un difficile equilibrio. Da una parte deve testimoniare che la misericordia è il cuore del Vangelo (311) e che la Chiesa, come Gesù, accoglie i peccatori e cura i feriti della vita. D’altra parte deve custodire la visibilità della comunione ecclesiale con Cristo che risplende nella predicazione fedele del Vangelo, nella celebrazione autentica dei sacramenti, nella giusta disciplina canonica, nella vita coerente dei credenti; deve in particolare potenziare la missione evangelizzatrice della famiglia cristiana, chiamata ad irradiare la presenza di Cristo con la bellezza dell’amore coniugale cristiano: uno, fedele, fecondo, indissolubile (cf. Concilio Vaticano II, “Gaudium et spes”, 48).

*Cardinale, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia