Il Card. Kasper rilancia la sua proposta per i divorziati risposati

eucaristia01In un saggio pubblicato giovedì su di una rivista tedesca – Stimmer der Zeite – torna in campo il cardinale Walter Kasper, per rilanciare sulla questione dell’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati.

“La questione della ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti non è nuova e non è un solo un problema tedesco”, scrive il cardinale Kasper.

La via penitenziale è il leit motiv per far accedere i divorziati risposati alla santa Eucaristia. I capisaldi della sua proposta sono noti, perché già indicati nella famosa relazione al concistoro del febbraio 2014. Si tratta, in estrema sintesi, di una applicazione del principio di oikonomia della tradizione orientale, che a suo parere troverebbe una corrispondenza nella tradizione occidentale con l’epikeia tomista.

In poche parole per Kasper, occorre “distinguere bene la comprensione delle diverse situazioni”, per cui “non si può parlare di situazione oggettiva di peccato, senza considerare la situazione del peccatore. (…) non può esserci una soluzione generale al problema, ma solo soluzioni individuali”.

A suo giudizio ciò che fa la differenza “è la considerazione delle circostanze concrete. Pertanto la sapienza della Chiesa conosce, accanto al foro esterno legale, il foro interno della penitenza”. Così si apre la via di percorsi penitenziali calibrati ad hoc e qui entra in campo la figura del “ confessore esperto” che aiuta il divorziato “a fare una valutazione onesta della sua situazione personale, da cui poi il confessore arriva ad un giudizio spirituale che permetta di risolvere la situazione.” Questa, secondo Kasper, non è una “pseudo-giustizia”, ma “la giustizia superiore (epikeia)”, la via misericordiosa. “Sarebbe una sciocchezza teologica”, aggiunge, ritenere questa proposta un “perdono senza pentimento”.

“La misericordia non distrugge la verità cristiana”, al contrario. “Tutte queste verità fondamentali della fede formerebbero un sistema rigido e freddo senza la tenerezza della misericordia”.

Per il lettore che volesse approfondire le critiche a questa proposta Kasper indichiamo un testo scritto dai professori del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Juan José Perez-Soba e Sthephan Kampowski, Il Vangelo della famiglia nel dibattito sinodale, oltre la proposta Kasper (Ed. Cantagalli, 2014). In questo studio, tra l’altro, si mostra come il cardinale offra una spiegazione molto discutibile dell’epikeia tomista, infatti, “in senso rigoroso l’epikeia non va concepita secondo la logica dell’eccezione, della tolleranza o della dispensa. L’epikeia è principio di una scelta eccellente e non significa, né ha mai significato che, per eccezione, sia moralmente possibile ammettere un po’ di ingiustizia” (pag. 179)

Per riflettere sul tema riportiamo anche le parole scritte dal Card. Carlo Caffarra in un recente articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana.

“Il “nodo” della questione”, scrive Caffarra, “è nell’ammettere in linea di principio la possibilità di un conflitto tra misericordia e verità. Questo punto di partenza, che nasce dall’oscurarsi del concetto di verità, conduce ad un vicolo cieco, ad un aut-aut teoricamente non sostenibile: o il bene della persona o l’osservanza della legge. E la misericordia è l’attitudine di chi esime il soggetto, in ragione della sua situazione, dalla norma generale. Come si esce da questo vicolo cieco? Attraverso una giusta comprensione della verità pratica, cioè della verità sul bene.”