Il dopo sinodo del generale dei Gesuiti Nicolas e di mons. Bonny. Per capire meglio cosa è accaduto e accadrà

Pope-Francis-and-Adolfo-NicolasIl padre generale dei Gesuiti, p. Adolfo Nicolas, membro del sinodo e della commissione incaricata della stesura della relatio finale, concede un’intervista al Corriere e ci aiuta a capire come interpretare i risultati dell’assemblea appena conclusa.

Innanzitutto dobbiamo evidenziare quello che appare essere il vero punto di approdo del sinodo. “Nella mente di tutti”, dichiara Nicolas al Corriere, “in commissione, c’era l’idea di preparare un documento che lasciasse le porte aperte: perché il Papa potesse entrare o uscire, fare come crede”. Cioè il Sinodo ha dato un documento consultivo al Papa, un documento che Nicolas definisce “aperto”.

Quindi, altra cosa interessante che dice il padre, “ci sarà una esortazione apostolica del Papa. Non credo che uscirà tardi, dopo un anno, com’è accaduto in altri Sinodi e con altri Papi. Un anno è troppo, degli esperti in management mi hanno detto che se passano otto mesi senza dire niente la gente torna al punto di partenza, e allora bisogna rifare tutto il processo. Credo che Francesco sarà più rapido a prepararla».

E’ chiaro che il riferimento più spinoso da sciogliere nel futuro documento papale è quello che riguarda la questione del discernimento “caso per caso” nell’accompagnamento dei divorziati risposati. E’ qui che resta da capire in quale senso vada compreso l’eventuale accesso all’eucaristia. Perchè, come sappiamo, i tre paragrafi (84, 85 e 86) della relatio finale non entrano direttamente nel tema.

Nel balletto mediatico tra “aperturisti” e “rigoristi”, dalle parole di Nicolas, si deve ammettere che “un documento che lascia le porte aperte” è un documento che potrebbe sancire una vittoria agli “aperturisti” in materia di comunione ai divorziati risposati. Anche stabilendo la regola del “caso per caso”, infatti, il rischio di applicazioni molto eterogenee, sopratutto se lasciate “agli orientamenti del Vescovo” locale, porta con sè una inevitabile deregulation.

D’altra parte si deve segnalare la scomparsa dal testo finale del tema dell’omosessualità; ne resta un semplice paragrafo, n°76, che, tra l’altro, ribadisce pienamente quanto indicato dal Catechismo della Chiesa Cattolica. Non vi è alcun cenno ai “semi del Verbo” da riconoscere nelle coppie di fatto, né c’è una discussione dell’enciclica del beato Paolo VI Humanae Vitae, che anzi rimane come fonte per educare le coppie ad una sessualità pienamente umana. Questo segnala una netta frenata rispetto alle aspettative di certi ambienti clerical-mediatici, aspettative che erano messe nero su bianco anche sul documento intermedio del sinodo 2014 e, in parte, nell’Instrumentum laboris dell’assemblea che si è chiusa sabato scorso.

Infatti, mons. Bonny, vescovo di Anversa, e noto promotore del riconoscimento dei “semi del Verbo” anche nelle coppie gay, ha dichiarato alla associazione New Way of Ministry, (gruppo che vorrebbe promuovere i diritti LGBT nella Chiesa) che lui aveva chiesto “il riconoscimento dei valori presenti in quel tipo di rapporto.” Ma non si poteva fare di più. E poi ha significativamente aggiunto: “Ho speranza che torneremo su questo tipo di richiesta”.

“Il vero motivo per cui in questo Sinodo non si è parlato tanto di omosessualità”, ha specificato Bonny, è perchè “i vescovi non ne avevano veramente bisogno, o non avevano l’attitudine, per discutere la questione”. Poi un indiretto affondo al ruolo giocato dai padri africani. “E’ ‘vero che nella maggior parte dei vescovi dell’Europa occidentale e del mondo occidentale, si parla più o meno la stessa lingua e sentimento. Ma la prontezza e l’atmosfera non c’era. Nel circolo minore a cui ho partecipato (Gallicus B, moderato dal cardinale africano Sarah), non c’era modo per portare avanti tale discorso. Non appena è stato accennato, sono stati subito avanzati cattivi sentimenti in proposito. Non c’era modo di discuterne. (…) Sarà necessario più tempo. ” Perchè, ha specificato, “il Sinodo è un momento. Noi siamo in un processo.”

Insieme a mons. Bonny alla conferenza stampa presso il Collegio belga di Roma, c’erano anche il cardinale Daneels e il vescovo Van Loy of Ghent. Quest’ultimo ha dichiarato a The Tablet che “la vita è più forte della teoria sul matrimonio e la famiglia. In questo sinodo ho imparato a non giudicare.” (Lo. Be.)