Il neo cardinale Farrel critica mons. Chaput. Che risponde

AbchaputIl battibecco tra il vescovo di Philadelphia, monsignor Charles Chaput, e il neo cardinale Kevin Farrel, prefetto del neo dicastero per laici, famiglia e vita, è interessante rispetto alle questioni interpretative di Amoris laetitia. Perchè offre diversi spunti di riflessione. Per certi versi è paradigmatica dello scontro interpretativo che riguarda il capitolo VIII dell’esortazione che tante polemiche solleva, fino ai 5 “dubia” di recente sollevati da quattro cardinali.

LE LINEE GUIDA DI MONS. CHARLES CHAPUT

Nel luglio 2016 il vescovo di Philadelphia, padre sinodale ad entrambi i sinodi sulla famiglia, aveva diffuso nella sua diocesi delle linee guida circa l’interpretazione e il recepimento dell’esortazione Amoris laetitia. Come richiesto dall’esortazione stessa, monsignor Chaput ha offerto alcuni criteri per la «la via del discernimento», così come esplicitamente indicato al paragrafo n. 300.

Nel caso specifico dell’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati il documento pastorale del vescovo indica che «ogni cattolico, non solo i divorziati risposati civilmente, deve sacramentalmente confessare tutti i peccati gravi di cui lui o lei è a conoscenza, con un fermo proposito di cambiare la propria condotta, prima di ricevere l’Eucaristia. (…) Per le persone divorziate e civilmente-risposate, l’insegnamento della Chiesa impone loro di astenersi dall’intimità sessuale. Ciò vale anche se essi devono (per la cura dei loro figli) continuano a vivere sotto lo stesso tetto. L’impegno a vivere come fratello e sorella è necessario per i divorziati risposati civilmente per ricevere la riconciliazione nel sacramento della Penitenza, che potrebbe poi aprire la strada per l’Eucaristia.».

LA CRITICA DEL NEO CARDINALE KEVIN FARREL

Ma il neo cardinale Farrel, in una recente intervista, ha apertamente criticato le linee guida della diocesi di Philadelphia, per due ordini di motivi:

  1. in quanto l’implementazione di Amoris laetitia, a suo parere, sarebbe dovuto avvenire «in comunione con tutti i vescovi», quindi mons. Chaput avrebbe dovuto «aspettare l’assemblea della Conferenza episcopale dove tutti i vescovi degli Stati Uniti, o tutti i vescovi di un paese, si siedono intorno a un tavolo per discutere dell’argomento». Questa modalità, ha aggiunto Farrel, avrebbe evitato «tante divisioni e incomprensioni tra vescovi e diocesi»;
  2. in merito, invece, al chiaro riferimento alla necessità di impegnarsi a vivere in continenza per le coppie di divorziati risposati che vogliono accedere all’eucaristia (come previsto da Familiaris consortio n. 84 e altri documenti del magistero), Farrel ha detto: «non condivido (…) Penso che ci sono molte specie di circostanze e situazioni che dobbiamo guardare. Ogni caso per come si presenta. Credo che sia questo che il Santo Padre dice al proposito, è ciò che si intende quando si parla di accompagnamento, non è una decisione che si prende a prescindere dalla coppia».

LA RISPOSTA DI MONS. CHARLES CHAPUT

Contattato dal Catholic News Service il vescovo di Philadephia è stato disponibile a rispondere alle obiezioni poste dal neo cardinale. Innanzitutto si ricorda che proprio monsignor Chaput è stato posto a capo del comitato istituito dai vescovi americani per l’attuazione di Amoris laetitia.

  1. Per quanto riguarda la prima obiezione posta da Farrel il vescovo di Philadelphia ha sottolineato che sia il «documento finale del sinodo che Papa Francesco in Amoris laetitia incoraggiano i vescovi» a esprimere orientamenti per il discernimento nelle proprio diocesi. Semmai, ha aggiunto, ci sarebbe da chiedersi: «Perchè un vescovo ritarda nell’interpretazione e nell’applicazione di Amoris laetitia a beneficio del suo popolo? Su di una questione così vitale come il matrimonio sacramentale, esitazioni o ambiguità non sono né saggi, né caritatevoli. Vi ricordate, ne sono sicuro, che ero un delegato al Sinodo 2015 e poi sono stato nominato al consiglio permanente del sinodo. Così ho una certa familiarità con il materiale e il contesto in un modo che il neo cardinale Farrel non può avere». Inoltre ha sottolineato che «secondo il diritto canonico – per non parlare di buon senso – il governo della diocesi appartiene al vescovo locale come successore degli apostoli, non a una conferenza, anche se le conferenze episcopali possono spesso fornire un forum importante per la discussione. Come ex vescovo residente, il cardinale designato sicuramente sa questo, il che rende i suoi commenti tanto più sconcertanti, alla luce del nostro impegno per la collegialità fraterna»;
  2. «Le linee guida [della diocesi di Philadelphi, nda] hanno un chiaro accento sulla misericordia e la compassione. Ciò ha senso perché le circostanze individuali sono spesso complesse. (…) Ma misericordia e compassione non possono essere separate dalla verità. La Chiesa non può contraddire o aggirare la Scrittura e il suo Magistero senza invalidare la sua missione. Questo dovrebbe essere ovvio. Le parole di Gesù sono molto dirette e radicali in materia di divorzio». (LB)