Il Papa firma l’esortazione post-sinodale. Ricomincia la battaglia delle interpretazioni?

final report(di Lorenzo Bertocchi) Non è possibile dare la comunione ai divorziati risposati, perché è «dovuto al carattere di diritto divino della indissolubilità del matrimonio». E’ una risposta del cardinale Gerard Muller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, tra quelle anticipate giovedì dalla Spagna e che si trovano in un libro intervista con il direttore delle edizioni spagnole BAC, Carlos Granados (Informe sobra la esperanza, pagg. 150). Il libro esce praticamente in concomitanza con la firma che oggi Papa Francesco appone all’esortazione apostolica post-sinodale che raccoglie il lavoro del doppio Sinodo sulla famiglia.

Firmata in occasione della festa di S. Giuseppe, capo della Santa Famiglia, l’esortazione dovrebbe essere molto corposa, come ha dichiarato recentemente il cardinale Walter Kasper ad una presentazione di un libro in quel di Lucca. Supererà le 200 pagine, con oltre 350 paragrafi. Lo stesso Kasper ha specificato che «Papa Francesco si esprimerà definitivamente sui temi della famiglia affrontati durante lo scorso Sinodo e in particolare sulla partecipazione dei fedeli divorziati e risposati alla vita attiva della comunità cattolica. Questo sarà il primo passo di una riforma che farà voltare pagina alla Chiesa dopo 1700 anni».

A questo punto l’attesa di conoscere il contenuto dell’esortazione cresce, mentre sembra che le interpretazioni previe siano già cominciate. Per avere pubblico accesso al documento occorrerà attendere aprile, intanto il cardinale Kasper, noto per le sue posizioni fin dal Concistoro del febbraio 2014, parla apertamente di una specie di rivoluzione. Mentre il cardinale Muller nel libro intervista ribadisce che durante i lavori sinodali si è insistito che non era possibile dare la comunione ai divorziati risposati. Perché «tutto l’ordine sacramentale», ha specificato, «è opera della santità, della giustizia e della misericordia divina, e che questa non è mai una dispensa dei comandamenti di Dio e della Chiesa, o una giustificazione per sospenderli o invalidarli: “Va e non peccare più” (Gv  8,11), dice Gesù all’adultera, dopo averla trattata con grande misericordia».

Il passaggio più atteso della esortazione post-sinodale, inutile dirlo, riguarda proprio la questione del possibile accesso ai sacramenti per le coppie di divorziati risposati, un tema che, come sappiamo, ha diviso anche i padri nel sinodo dell’ottobre 2014 e anche nel 2015. Non per nulla i paragrafi della Relatio finale che hanno ricevuto maggioranze più risicate sono proprio quelli (nn. 84, 85 e 86) che riguardano questo tema. Alcune indiscrezioni portano a pensare che Papa Francesco difficilmente si allontanerà dalla linea tracciata dai padri sinodali, quindi nell’esortazione vi sarà certamente un riferimento ad un percorso di “integrazione” nella vita della Chiesa per le coppie di divorziati risposati. Così come lo stesso Papa ha detto durante il recente viaggio in Messico, questo percorso non necessariamente metterà in primo piano l’accesso all’Eucaristia. Del resto anche il cardinale Muller nel libro-intervista insiste sul tema dell’integrazione dei divorziati risposati nella comunità ecclesiale, ma tenendola ben distinta dall’accesso all’Eucarestia.

Tuttavia quanti sono sulla linea Kasper puntano a fare leva su quel “discernimento pastorale” caso per caso che comunque fa capolino nel documento finale del Sinodo. Le chiavi di volta potrebbero essere due: l’accresciuto ruolo del vescovo locale, in analogia a quanto già promosso con il Motu proprio di rinnovo del processo per il riconoscimento della nullità matrimoniale, e il colloquio col sacerdote in foro interno che, come ricorda il n°86 della Relatio,  “concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa”.

Per altre questioni delicate, come ad esempio la pastorale verso le persone omosessuali, l’esortazione firmata oggi non dovrebbe presentare novità rispetto a quanto già indicato nel documento finale del Sinodo. Allo stesso modo nessuna novità all’orizzonte per l’altro delicato tema connesso all’enciclica Humanae Vitaedel Beato Paolo VI. Nulla di nuovo rispetto a quanto già indicato chiaramente dal Catechismo della Chiesa Cattolica.

Eppure Kasper parla apertamente di una «riforma che farà voltare pagina alla Chiesa», quindi, come disse qualche padre sinodale, il documento potrebbe non contenere parole definitive, ma avviare processi. Aprire porte. E aprirsi così a molteplici chiavi di lettura. Il pertugio più rischioso forse è proprio quel foro interno che si potrebbe facilmente prestare ad interpretazioni diverse nelle diverse Chiese locali, con il traguardo di una coscienza “fai da te” sganciata dai criteri oggettivi della legge morale. E questo, al di là della questione specifica della eucaristia ai divorziati risposati, potrebbe effettivamente aprire porte molto grandi, talmente grandi che della morale cattolica resterebbe ben poco.

Proprio per contrastare questa possibile deriva, alcuni cardinali ed esperti sottolineano che in ogni caso, laddove ci fosse un problema di interpretazioni, in linea con la tradizione ogni affermazione deve essere letta in continuità con il Magistero precedente e con il Catechismo.