Il Papa telefona al diacono degli “anelli perduti”

papa telefono“Diacono Paolo Massinari?” “No, Tassinari con la T.” “Buongiorno sono Papa Francesco”. Sono le prime battute di una telefonata che il Santo Padre lo scorso 30 gennaio ha dedicato a Paolo Tassinari, diacono quarantaduenne della diocesi di Fossano-Cuneo.

Da circa 6 anni il diacono sta portando avanti un progetto denominato “L’anello perduto”, in cui si accolgono e si cammina con separati, divorziati e “coppie in nuova unione” come le chiama il diacono. Si tratta di una sessantina di persone che avevano preso carta e penna per scrivere al papa per essere accolti ad una udienza.

“Nella separazione”, si legge nella lettera scritta al papa, “abbiamo subìto l’abbandono, il tradimento, lo smembramento delle famiglie, il crollo dei valori più profondi in cui credevamo, la perdita dell’identità e di tutte le sicurezze, la fiducia in Dio e a tratti la fede. In questo contesto traumatico, la Chiesa si è dimostrata in genere indifferente, quando non addirittura ostile, e Dio ci è parso lontano e distaccato.” Grazie all’incontro con il progetto della diocesi “una scintilla si è riaccesa nei nostri cuori. Ci hanno spalancato le porte delle chiese, perché partecipassimo a Messe e Celebrazioni in cui abbiamo ritrovato un posto e un senso in seno alla Chiesa; ci hanno accolti fraternamente e hanno medicato le nostre ferite.”

Queste parole devono aver colpito la sensibilità del pontefice che con la telefonata ha invitato il gruppo in Sala Nervi in occasione di una prossima udienza. Intanto, in attesa della pubblicazione dell’esortazione post-sinodale, che dovrebbe avvenire il prossimo 19 marzo, il diacono Tassinari ha dichiarato al Corriere : “Speriamo che dalle sue parole [del Papa, NdR] possano aprirsi itinerari per le coppie in nuova unione. Sarebbe importante venisse riconosciuta, dalla Chiesa, la bontà e la verità delle nuove unioni.” Questo il desiderio del diacono, anche se il dibattito sinodale ha mostrato che il “riconoscimento” da parte della Chiesa di questa “bontà e verità” delle nuove unioni è questione assai dibattuta, e tutt’altro che condivisa. Anche per ciò che riguarda le prassi pastorali da mettere in atto. (LB)