Insegnamento cattolico su adulterio e divorzio

nova et vetera(a cura di Luisella Scrosati) Il secondo estratto dello studio “Recenti proposte per una Pastorale dei divorziati risposati: una valutazione teologica”, che stiamo pubblicando, mostra sinteticamente lo sviluppo omogeneo dell’insegnamento cattolico sull’adulterio ed il divorzio. Con questo paragrafo si conclude la prima parte dell’articolo, dedicata ai principi generali.

Storia della definizione di adulterio ed insegnamento della Chiesa sul divorzio

Il sesto Comandamento stabilisce: «Non commettere adulterio» (Es 20,14). Gesù formula l’interpretazione definitiva di tale Comandamento. «Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio» (Lc 16,18). Il matrimonio indissolubile è stato concepito da Dio fin dal principio; la Torah permetteva il divorzio esclusivamente come una concessione alla durezza del cuore degli uomini (Mt 19,8). Cristo consente la separazione dei coniugi «se non in caso di concubinato (mê epi porneia)», tuttavia la Chiesa, infallibile interprete della Sacra Scrittura, ha sempre inteso ciò come il permettere la separazione in casi di adulterio, non come il risposarsi. 1 Infatti, data la consuetudine ebraica all’epoca di Gesù, il Suo insegnamento e la sconcertante novità di quest’ultimo (persino i suoi discepoli lo trovavano difficile) non avrebbero senso a meno che Egli non lo stesse articolando proprio nel senso in cui la Chiesa l’ha sempre inteso.

La proibizione del divorzio e di un nuovo matrimonio è chiara già nei più antichi pronunciamenti ufficiali della Chiesa cattolica. 2 Dalla Riforma, inoltre, i papi l’hanno ripetutamente riaffermata. Per esempio, nel 1595 papa Clemente VIII emanò un’istruzione sui cattolici di rito orientale in Italia, sottolineando che i vescovi non dovevano in alcun modo tollerare il divorzio. Altri insegnamenti come questo, sull’impossibilità del divorzio per i cattolici di rito orientale, furono ribaditi da Urbano VIII (1623-1644) e Benedetto XIV (1740-1758). 3 Nella Polonia del XVIII secolo, l’abuso di sentenze di nullità era particolarmente diffuso, il che spinse Benedetto XIV ad inviare ai vescovi polacchi tre lettere apostoliche dai toni piuttosto forti per porvi rimedio. Nella seconda di queste, nel 1741, il Pontefice emanò la costituzione Dei miseratione, in cui si richiede un difensore canonico del vincolo per ciascun caso matrimoniale. 4 Nel 1803, Pio VII ricordò ai vescovi tedeschi che i sacerdoti non potevano in alcun modo celebrare seconde nozze, anche se era loro richiesto dalla legge civile, poiché con ciò «tradiranno il loro sacro ministero». Quindi decretò: «Finché perdura l’impedimento (derivante da un precedente vincolo matrimoniale), se un uomo si unisce ad una donna è adulte-rio». 5 Pratiche permissive poste in essere dai vescovi di rito orientale in Transilvania diedero origine ad un decreto del 1858 della Congregazione de Propaganda Fide, in cui si sottolinea l’indissolubilità del matrimonio sacramentale. 6 Infine, l’insegnamento di Leone XIII contro il divorzio nel 1880, in Arcanum, la sua enciclica sul matrimonio, non potrebbe essere più incisivo.

Come questo excursus storico dimostra, l’affermazione dell’insegnamento di Cristo sull’adulterio e sul divorzio è sempre stata complicata e richiama ogni epoca alla conversione.

Che sia così anche nel nostro tempo non deve sorprendere. Una ragione di più, per la Chiesa, per testimoniare tale verità ancora oggi.

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1 Sulla testimonianza univoca dei Padri latini circa questa interpretazione (che anticipa l’insegnamento dottrinale della Chiesa cattolica), ved. G. H. JOYCE, Christian Marriage: An Historical and Doctrinal Survey (London: Sheed and Ward, 1948), 304-31. Ved. anche la sezione C-2, infra.

2 Ved., ad es., il Sinodo di Elvira (c. 300-303), DH 117; il Concilio di Cartagine, Canone 11 (407); ed il Concilio di Angers, Canone 6 (453).

3 JOYCE, Christian Marriage, 400-401.

4 BENEDETTO XIV, Dei miseratione (1741)

5 PIO VII, Breve Etsi fraternitatis all’Arcivescovo di Mainz (1803), DH 2705-06. L’ultima frase citata non è riportata in Denzinger; abbiamo tradotto il testo latino riportato in Joyce, Christian Marriage, 407 n. 1.

6 CONGREGAZIONE DE PROPAGANDA FIDE, Instr. ad Archiep. Fogarasien. et Alba-Iulien. Non latet (24 marzo 1858), in P. Gasparri & J. Serédi, eds., Codicis Iuris Canonici Fontes (Città del Vaticano: Typis Polyglottis Vaticanis, 1923-1949), doc. n. 4844.