Le attese di Bassetti e Forte verso il Sinodo

forteIl quotidiano della conferenza episcopale italiana in questi giorni propone alcune interviste ai padri sinodali del nostro Paese. Riportiamo alcune battute rilasciate dal Card. Bassetti, arcivescovo di Perugia, e mons. Bruno Forte, vescovo di Chieti-Vasto, nonché Segretario speciale del Sinodo

In occasione del sinodo ordinario, ha detto il cardinale Gualtiero Bassetti, “sarà fondamentale valorizzare questo «amore»: ovvero la formidabile testimonianza di fede che la famiglia è in grado di dare al mondo contemporaneo, evidenziando tutti i talenti che essa possiede – la carità coniugale e l’amore sponsale, il sacramento e lo spirito di donazione, la vita comunitaria e il primo annuncio del Vangelo, lo sforzo educativo e la generatività – ma senza nascondere le ferite che l’affliggono.” Quindi ha specificato l’importanza della famiglia, soprattutto di fronte alle difficoltà che deve affrontare oggi. “Spesso”, ha detto il porporato italiano, “vedo molte coppie indugiare, dubbiose e incredule che formare una famiglia sia una cosa bella e che, soprattutto, sia possibile formare una relazione per sempre.” In secondo luogo vi è la difficoltà che deriva da un’altra sfida: “riuscire a rendere su misura per la famiglia la nostra società sempre più complessa e logorante.” La terza difficoltà riguarda il “mutamento antropologico” che, dice Bassetti, “è avvenuto da tempo. Solo adesso ce ne rendiamo conto.”

A proposito delle famiglie ferite, tra cui c’è la questione dei sacramenti e dei divorziati risposati, il cardinale sottolinea che “questo è indubbiamente il tempo della misericordia che non significa una ricetta a buon mercato fatta di buonismo o di concessioni gratuite. (…) È fondamentale operare con tutte le nostre forze, come diceva Giorgio La Pira, per costruire ponti di dialogo e abbattere i muri di inimicizia.”

Su questo tema il segretario speciale del sinodo, mons. Bruno Forte, ha indicato che “accoglienza e attenzione non portano necessariamente alla riammissione al sacramento dell’Eucaristia. La prima necessità è quella di integrare nuovamente queste persone nella comunità. Sull’eventuale riammissione all’Eucaristia il Sinodo farà le sue proposte e, in ultima istanza, spetterà al Papa decidere». Sui conviventi Forte ha ribadito il tentativo del sinodo di guardare con “simpatia” tutto ciò che c’è di “positivo”.

“È un’indicazione di simpatia verso tutto ciò che esiste di positivo, anche quando, come nel caso delle convivenze, siamo di fronte ad una positività incompleta. I criteri di simpatia verso i conviventi sono dettati dalla presenza nella loro unione del desiderio di fedeltà, stabilità, apertura alla vita. E quando si coglie che questo desiderio possa essere coronato dal sacramento del matrimonio. Giusto quindi accompagnare questo cammino di maturazione. Quando invece la convivenza è episodica, tutto appare più difficile e diventa allora importante trovare la strada per sollecitare nuovi passi verso una maturazione più significativa.”

Per quanto riguarda l’accoglienza delle persone omosessuali, tema che sollevò più di qualche polemica in occasione della Relatio intermedia del sinodo 2014, mons. Forte ha detto che “i documenti sinodali, compreso l’Instrumentum laboris, non hanno espresso un giudizio di valore sull’omosessualità, non ne hanno riconosciuto la positività. Certamente, l’accompagnamento della persona omosessuale in una logica di rispetto, di accoglienza e di simpatia, implica conoscenze psicologiche, spirituali e pedagogiche che non possono essere improvvisate. Ci si dovrà chiedere come fare per predisporre al meglio percorsi capaci di aiutare davvero queste persone a maturare la propria identità nella luce della fede.”