Le indicazioni della diocesi di Milano per recepire Amoris laetitia

scola duomo“Anche di fronte a richieste e pretese maldestre che esigono risposte perentorie e ricette sbrigative i ministri ordinati sono chiamati a rispondere con dolcezza e amabilità, senza venire meno all’invito esigente a conversione e annunciando la verità di Gesù, custodendo i sentimenti di Gesù e vivendo con lo stile di Gesù.” Nell’attesa di arrivare ad una vera e propria nota pastorale, la diocesi di Milano, a firma del suo vicario generale monsignor Mario Delpini, propone alcune indicazioni per recepire l’Amoris laetitia. Di seguito alcuni passaggi importanti.

RIPENSARE LA PASTORALE

Il frutto desiderabile di tutto il cammino compiuto dalla Chiesa e raccolto da Papa Francesco nell’esortazione apostolica è un ripensamento, un rilancio, un rinnovato impegno per una pastorale familiare (cfr cap 6, nn. 199-258).

(…) Amoris Laetitia offre contenuti e stili che incoraggiano a rivisitare le diverse tappe della vita familiare e la molteplicità delle relazioni che la famiglia istituisce, per rinnovare la proposta cristiana come buona notizia per la famiglia e per tutte le tematiche connesse. Ne può derivare un rinnovato slancio nell’annunciare il Vangelo della famiglia. Né si dovrà sottovalutare il compito di confrontarsi con il pensiero contemporaneo che in nome dell’amore tende ad abolire il matrimonio, offrendo argomentazioni che mostrano la convenienza della fedeltà e fecondità e confermano la proposta cristiana del matrimonio (cfr n. 35 e 287).

COPPIE FERITE E DISCERNIMENTO

Come indicato al n. 300 [di Amoris laetitia, NdA], questo percorso implica uno sguardo molto attento e completo alla propria situazione. Uno sguardo verso il passato: come si sono comportati con i figli, quali tentativi di riconciliazione ci sono stati. Verso il presente: come è la situazione del partner abbandonato e quali conseguenze ha la nuova situazione sulla famiglia e sulla comunità. E anche sul futuro: quale esempio si offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio. Certi del fatto che nessuno è escluso dalla misericordia, questo cammino conduce – illuminati dall’insegnamento della Chiesa e con un atteggiamento di sincera conversione, di umiltà, riservatezza e amore alla Chiesa che garantiscano il bene comune ed evitino scandali e doppie morali – alla presa di coscienza della propria situazione davanti a Dio e, in foro interno, a un giudizio su ciò che ostacola la possibilità di una più piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla, cioè sui cambiamenti necessari.

L’atteggiamento dei pastori dovrà essere espressione della Chiesa e insieme dovrà essere un esercizio di responsabilità personale: si deve quindi vigilare su atteggiamenti poco coerenti con lo stile e i contenuti proposti da Papa Francesco. In particolare si deve evitare un procedere arbitrariamente nel concedere sbrigativamente un “lasciapassare” per la comunione eucaristica o nel ribadire la dottrina e disciplina vigente con il tono perentorio che ignora lo spirito e le indicazioni pastorali proposte da Papa Francesco. Il compito impegnativo di mostrare l’articolarsi di oggettivo e soggettivo (per quello che valgono queste categorie) in procedimento decisionale che ha il suo contesto nella comunità cristiana (e quindi anche nel confronto con i pastori) e il suo snodo decisivo nella coscienza del credente deve essere svolto in questi mesi con il contributo di tutti (coppie di sposi, teologi, pastori). Nello svolgere il proprio compito, i pastori non potranno dimenticare il nesso costitutivo che esiste tra l’Eucaristia e il matrimonio e, in quest’ottica, il carattere ecclesiale (pubblico) del vincolo matrimoniale: l’indissolubilità è un bene ecclesiale e per questa ragione «la pastorale prematrimoniale e la pastorale matrimoniale devono essere prima di tutto una pastorale del vincolo» (n. 211).

La ricerca di una linea condivisa e l’educazione alla doverosa prudenza e amorevolezza pastorale richiedono tempo, consiglio, esercizio di un discernimento autorevole. È quindi doveroso in questo tempo proporre alle persone interessate la lettura del testo dell’Esortazione Apostolica, la disponibilità al cammino ivi indicato e la pazienza in attesa di una linea diocesana.

Un utile riferimento per le coppie ma anche per i pastori è stato in questi mesi e potrà essere ancora di più in futuro l’Ufficio diocesano per l’accoglienza dei fedeli separati, la cui finalità non è solo quella di verificare la possibilità di introdurre domande di nullità ma anche quella di offrire ai fedeli separati, per i quali non sono percorribili la via della nullità o dello scioglimento, «gli idonei suggerimenti per sostenere e affrontare cristianamente questa condizione» (cf Statuto della Curia di Milano).

LA FORMAZIONE DEI PENITENZIERI

(…) Ci si propone di convocare i preti che esercitano il ministero di penitenzieri nelle chiese penitenziali e nelle chiese giubilari per raccogliere indicazioni, per affrontare questioni e per elaborare qualche linea da proporre a tutto il clero come tema di confronto nel prossimo anno pastorale.

L’attenzione che Amoris Laetitia richiama sulla coscienza del fedele deve rendere attenti i confessori anche sul rischio di sovraccaricarsi di responsabilità nel proporre in breve risposte perentorie, invece di incoraggiare i percorsi lunghi della formazione della coscienza.

AUSPICATE INDICAZIONI DALLA CEI

Papa Francesco dichiara in apertura che “non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero” (n 3). Ne consegue la responsabilità delle conferenze episcopali nazionali, dei Vescovi diocesani e, secondo il livello di responsabilità di ciascuno, degli operatori pastorali di individuare punti di riferimento e di esercitare il discernimento con sapienza. È quindi auspicabile che si attenda qualche indicazioni della Chiesa italiana su alcune problematiche disciplinate da documenti CEI e che si affrontino a livello diocesano aspetti più specifici. Si fa riferimento a quanto il Papa afferma al n. 299: «Occorre perciò discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate».