Le linee guida del Card. Antonelli sull’eucaristia per i divorziati risposati

antonelliIl cardinale Ennio Antonelli, già presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia, è intervenuto più volte sul dibattito sinodale, in particolare dando alle stampe due agili libretti sui temi in discussione (vedi QUI  e QUI). Il suo punto di vista, sostanzialmente, considera Amoris laetitia di non facile interpretazione rispetto al tema dell’accesso all’eucaristia per i divorziati risposati.

Lo scorso 8 ottobre, in accordo con il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, Antonelli ha fornito ai sacerdoti delle diocesi toscana delle Linee guida utili per la pastorale famigliare e che non ammettono alla comunione i divorziati risposati che vivono “more uxorio”, salvo “il difficile caso in cui si riscontrasse la mancanza temporanea di un chiaro proposito riguardo alla continenza sessuale”.

In particolare così si legge nelle linee guida del cardinale Antonelli, un testo che lo stesso cardinale ha anche proposto giovedì 13 ottobre ai preti della diocesi di Trieste:

«Dato che le norme generali negative obbligano sempre, senza alcuna eccezione, il cristiano in situazione irregolare è tenuto davanti a Dio a fare il possibile per uscire dal disordine oggettivo e armonizzare il suo comportamento con la norma.

Può darsi che la sua coscienza, erronea in buona fede, non se ne renda conto; ma il sacerdote, che lo accompagna, deve guidarlo con carità e prudenza a discernere e a compiere la volontà di Dio nei suoi confronti, fino ad assumere una forma di vita coerente con il Vangelo.

I passi, che in questo cammino potrebbero trovare spazio, sono i seguenti:

a) verificare la validità del precedente matrimonio e ottenere eventualmente la sentenza di nullità, avvalendosi delle facilitazioni procedurali introdotte da papa Francesco in data 15 agosto 2015 nei due motu proprio “Mitis iudex Dominus Jesus” e “Mitis et misericords Jesus”;

b) celebrare il matrimonio religioso o sanare in radice il matrimonio civile;

c) interrompere la coabitazione, se non ci sono impedimenti;

d) praticare la continenza sessuale, se altre soluzioni non sono possibili (cf. san Giovanni Paolo II, “Familiaris consortio” 84);

e) in caso di errore temporaneamente invincibile e perciò di rifiuto circa la continenza sessuale, ritenuta nel proprio caso impossibile o assurda e senza valore, valutare la possibile rettitudine della coscienza alla luce della personalità e del vissuto complessivo (preghiera, amore del prossimo, partecipazione alla vita della Chiesa e rispetto per la sua dottrina, umiltà e obbedienza davanti a Dio); esigere che la persona si impegni almeno a pregare e a crescere spiritualmente, allo scopo di conoscere correttamente e compiere fedelmente la volontà di Dio nei propri confronti, come si manifesterà;

f) infine si può concedere l’assoluzione sacramentale e la comunione eucaristica, avendo cura di mantenere la riservatezza e di evitare lo scandalo (cf. AL 299);

g) il sacerdote ha bisogno di carità e sapienza, per testimoniare la misericordia di Dio che a tutti e sempre offre il perdono e nello stesso tempo per discernere se il perdono viene realmente accolto dal penitente con la necessaria conversione. (Non sembra però che il cristiano, finché rimane in una situazione oggettivamente disordinata, possa rivendicare il diritto ai sacramenti, appellandosi alle sue disposizioni interiori e al suo giudizio di coscienza. Nel capitolo ottavo, “Amoris laetitia” non sembra voler dare comandi, ma solo consigli)».