Le risposte dei fedeli USA al questionario Sinodo

weddin usaDal 10 al 12 giugno la Conferenza Episcopale degli Stati Uniti ha tenuto l’Assemblea generale sotto la presidenza di Mons. Joseph Kurtz, vescovo di Louisville. Tra i temi trattati c’è stata anche la relazione di sintesi sul risultato del questionario somministrato alle diocesi americane in vista del Sinodo 2015.

Su 195 diocesi, ben 126 hanno consegnato le loro risposte e mercoledì scorso sono state presentate ai 200 vescovi statunitensi; la sintesi, come programmato, è stata consegnata a Roma nell’aprile scorso. La Santa Sede aveva chiesto alle conferenze episcopali di non rendere pubblici i risultati, per questo mons. Kurtz ha fornito soltanto un breve sunto in 12 punti. D’altra parte alcune conferenze episcopali, Germania e Svizzera in particolare, non si sono fatte molti scrupoli nell’offrire ai media ampie sintesi dei risultati delle consultazioni nelle loro diocesi.

Al di là dell’Oceano le cose però sembrano andare un po’ diversamente rispetto a quanto emerge dalle conferenze episcopali del centro-nord Europa. Mons. Kurtz ha fatto notare, infatti, che questa consultazione per il Sinodo ha sottolineato il ruolo della Chiesa nello sfidare il relativismo, una sottolineatura molto alternativa alle risposte fornite da certi fedeli europei.

In gran parte i cattolici statunitensi chiedono che San Giovanni Paolo II, e i suoi insegnamenti sulla famiglia, ricevano più attenzione nell’ambito del Sinodo. In un altro punto si chiede ai vescovi di essere più efficaci nell’annuncio del significato del matrimonio e nella chiamata ad essere aperti alla vita. Si chiede inoltre maggior forza nella comunicazione della dignità e responsabilità delle coppie sposate.

I fedeli degli USA vedono poi la necessità di una maggiore formazione dei sacerdoti per la cura pastorale delle famiglie. Da parte loro le famiglie devono, invece, essere sempre più consapevoli del ruolo che possono giocare nell’evangelizzazione. Di fronte agli attacchi che vengono portati alla famiglia da più livelli, viene richiesto alla Chiesa che sappia essere testimone pubblica di speranza.

Per i processi canonici di nullità matrimoniale si chiede che i tempi vengano accorciati e le procedure semplificate. L’attenzione è rivolta anche alla cura pastorale verso i fedeli divorziati, separati, o risposati, questi fratelli non devono perdere la speranza e non devono sentirsi esclusi dalla vita ecclesiale.

Infine, last but not least, si rileva che c’è grande bisogno da parte dei genitori di comprendere e abbracciare il loro ruolo di primi educatori, specialmente per quanto riguarda la fede.