Le speranze per il sinodo di “Noi siamo chiesa”

Il 15 aprile si è chiuso il termine per la presentazione delle risposte al nuovo questionario intersinodale, cominciano a trapelare alcune notizie rispetto al lavoro svolto in alcune conferenze episcopali (abbiamo già parlato di quella francese).

Anche il movimento “Noi siamo chiesa” ha detto la sua. Ricordiamo ai lettori che si tratta della “filiale” italiana del gruppo “Wir sind Kirche” che, recentemente, ha visto la scomunica della storica presidente Martha Heizer per aver celebrato “messe” fai da te, senza la presenza del sacerdote.

Il coordinatore italiano di “Noi siamo chiesa”, Vittorio Bellavite, ha fatto sapere le sue speranze per il Sinodo. Dal sito www.rossoporpora.org riportiamo quelle principali.

Humanae Vitae. E’ “stupefacente” che nel primo Sinodo e nelle domande del secondo questionario si “dia per acquisita la Humanae vitae”. Si dovrebbe invece “prendere atto della decadenza di questo magistero per assenza di receptio, fin dall’inizio, da parte del popolo di Dio”. Insomma, “se i vescovi non se la sentono ancora, dopo 46 ani, di riconoscere esplicitamente l’errore contenuto in questa enciclica, almeno passi la linea del silenzio, consistente nel non parlarne più a Roma e nelle Chiese locali”.

Divorziati risposati: “La strada da percorrere, senza indugi o mediazioni pasticciate” è “quella di ammettere all’Eucaristia, dopo un percorso penitenziale qualora ce ne siano le condizioni, le coppie divorziate e risposate civilmente, ammettendo le loro nuove nozze in chiesa”. In particolare “il Sinodo dica che, per ogni divorziato risposato, debba valere il criterio della libertà di coscienza nel caso in cui egli desideri ricevere l’eucaristia, senza che ciò significhi alcuna censura, diretta o indiretta, da parte della comunità cristiana”.

Accoglienza per gli omosessuali: “Il passo indietro tra la Relatio post disceptationem (Relazione intermedia) e la conclusivaRelatio Synodi è stato evidente e deludente”, constata “Noi siamo Chiesa”. Tuttavia “ormai si è diffusa una opinione interna alla chiesa che pensa e dice altro”. Infatti “si è preso consapevolezza (…) che l’omosessualità è una variante prevista dalla natura, la quale non è né statica né univoca”.

“Noi siamo Chiesa” sostiene che ”il messaggio sulla famiglia che è contenuto [nel Vangelo] non è interpretabile solo da chi vi vede principi e forme immutabili”; tanto che “si dovrebbe (…) avere perlomeno più prudenza nell’esprimere opinioni ultimative su ‘verità di fede’ contenute nel Vangelo che impedirebbero qualsiasi modifica della dottrina e della pastorale”.