Lettera dalla Gran Bretagna: il Sinodo faccia annuncio chiaro

(di Lorenzo Bertocchi) Mentre il cardinale Kasper invita alla preghiera, affinché le decisioni del Sinodo vadano verso uno “sviluppo della tradizione”, circa 500 sacerdoti di Inghilterra e Galles sottoscrivono una lettera in cui chiedono ai padri un “annuncio chiaro e fermo dell’insegnamento morale immutabile della Chiesa”.

Sul punto del possibile accesso all’eucaristia per i divorziati risposati, quello su cui il Card. Kasper vorrebbe un particolare “sviluppo”, i presbiteri d’oltremanica hanno una idea decisamente diversa. “Si afferma l’importanza, scrivono, di mantenere la disciplina tradizionale della Chiesa per quanto riguarda la ricezione dei sacramenti, e la dottrina e la prassi rimangano fermamente e inseparabilmente in armonia”. La questione dell’unità tra dottrina e pastorale è il cuore del dibattito sinodale, ne ha parlato recentemente anche Mons. Kurtz, presidente della Conferenza Episcopale degli Stati Uniti. C’è la necessità che venga garantita “l’unità” tra le due, perché, ha detto il prelato statunitense, non si può rompere “l’unità e l’integrità di come noi adoriamo, come crediamo e il modo in cui offriamo la cura pastorale”.

Il problema, come sollevò con chiarezza il Card. Caffarra, è che dietro al parafulmine del cambiamento pastorale potrebbe nascondersi tutt’altro. Proprio in riferimento alle tesi del cardinale Kasper al concistoro 2014, l’arcivescovo di Bologna disse che “non è questione solo di prassi, qui si tocca la dottrina. Inevitabilmente. Si può anche dire che non lo si fa, ma lo si fa.” Per questo non si può ridurre il dibattito sinodale ad una semplice questione tra fazioni “politiche”, ma occorre essere attenti alla posta in gioco. Di fronte “alla confusione” i sacerdoti inglesi e gallesi firmatari della lettera ribadiscono la loro “fedeltà incrollabile alle dottrine tradizionali concernenti il matrimonio e il vero significato della sessualità umana, fondata sulla Parola di Dio e insegnata dal Magistero della Chiesa per due millenni”.

Il problema del rapporto tra pastorale e dottrina è stato recentemente affrontato anche dal Card. Burke che ha concesso una lunga intervista alla blogger francese Jeanne Smits. Quella di chi pone il cambiamento solo a livello pastorale, mentre rimarrebbe intatta la dottrina, “è una falsa distinzione”, ha detto. Il riferimento, oltre alla questione dell’eucaristia ai divorziati risposati, riguarda anche gli alti temi incerti del sinodo, quello delle cosiddette unioni “irregolari” e dell’omosessualità. “E’ impossibile, ha detto Burke, separare la verità dall’amore, una via fuori dalla verità non può essere una via d’amore”. Se si “dona l’accesso alla Santa Comunione a persone che si trovano in unioni irregolari, si afferma di fatto anche qualcosa sull’indissolubilità del matrimonio”, cioè sulla dottrina. Quindi, come diceva il Card. Caffarra, si può anche dire che non si tocca la dottrina, ma di fatto lo si fa.

Gira e rigira il punto è sempre lo stesso, come ha fatto notare anche il cardinale africano Sarah. “L’idea di mettere il Magistero in una graziosa scatola separandolo dalla pratica pastorale –ha dichiarato nel libro intervista “Dieu ou rien” – è una forma di eresia, di patologica schizofrenia.” “C’è una battaglia in corso”, ha detto il Card. Kasper in Inghilterra, ed è anche importante che si discuta, come ha chiesto più volte il Santo Padre. Bisogna però fare attenzione.

Andare oltre l’apparenza, cercare di capire, leggere bene i documenti ufficiali e, soprattutto, non farsi prendere troppo facilmente dai buoni sentimenti. “La misericordia, lo ha detto anche il Card. Kasper, non è morbidezza pastorale”.