Matrimonio: indissolubile e pubblico

synod(a cura di Luisella Scrosati) Sull’Osservatorio Sinodo 2015 comincia la pubblicazione di una serie di estratti dello studio “Recenti proposte per una Pastorale dei divorziati risposati: una valutazione teologica”, pubblicato lo scorso agosto 2014 sulla rivista Nova et vetera. Si tratta di considerazioni di grande profondità teologica ed attualità pastorale, scritte da un gruppo di domenicani statunitensi: John Corbett, Andrew Hofer, Dominic Langevin, Dominic Legge, Thomas Petri, Thomas Joseph White (Pontifical Faculty of the Immaculate Conception at the Dominican House of Studies, Washington, D.C.), Kurt Martens, (School of Canon Law, Catholic University of America, Washington, D.C.),  Paul J. Keller, (Athenaeum of Ohio – Mount St. Mary’s of the West, Cincinnati, Ohio).

Questo gruppo di studiosi ha offerto una valutazione teologica delle ormai note proposte del Cardinale Kasper, che hanno trovato vasta eco nel Sinodo e soprattutto nei media. Non può che essere perciò benvenuto ogni serio approfondimento su questi temi; lo studio, secondo l’auspicio degli autori, vorrebbe «servire da riferimento teoretico per i pastori della Chiesa» ed, aggiungiamo noi, per tutti coloro che desiderano orientarsi in questa fase di grande confusione.

Gli estratti, per agevolare la lettura, verranno pubblicati per tematiche.

Due grandi principi cardine

Il Matrimonio sacramentale è indissolubile

Cristo ha elevato il matrimonio alla dignità di sacramento ed il matrimonio stesso significa il Suo amore sponsale e la Sua indissolubile fedeltà alla Chiesa (Ef 5,32). Secondo le stesse parole del Signore, «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio contro di lei; se la donna ripudia il marito e ne sposa un altro, commette adulterio» (Mc 10,11-12).

Tra due battezzati, il matrimonio naturale non può essere distinto dal matrimonio sacramentale.

«La sacramentalità del matrimonio dei battezzati non è un fatto accidentale che potrebbe esserci o non esserci. Essa è inerente alla sua essenza al punto che non potrebbe venirne separata. (…) La chiesa non può in nessun modo riconoscere che due battezzati sono sposati conformemente alla loro dignità e al loro modo di essere “nuova creatura in Cristo”, se non si sono uniti con il sacramento del matrimonio»[1].

Un matrimonio rato e consumato tra due battezzati non può essere sciolto da alcun potere umano, incluso quello di vicario che è assegnato al Romano Pontefice. Papa Giovanni Paolo II, citando una lunga lista di provvedimenti di suoi predecessori, ha chiarito una volta per tutte questo punto, concludendo: «Nel Catechismo della Chiesa Cattolica, con la grande autorità dottrinale conferitagli dall’intervento dell’intero Episcopato nella sua redazione e dalla mia speciale approvazione (…) si legge infatti: “Il vincolo matrimoniale è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine ad un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina”»[2]. […]

Infine, il Magistero papale ha chiarito che il giudizio privato oppure l’arbitraria convinzione di un individuo (ad es., che il proprio precedente matrimonio non sia valido) non possono costituire la base per la messa in discussione della validità di un matrimonio. Una sentenza circa la validità di un matrimonio sacramentale «spetta alla chiesa per istituzione divina…», e quindi «il riferimento deve essere fatto al giudizio correttamente emanato dalla legittima autorità» in base a norme oggettive [3].

Il Matrimonio è essenzialmente pubblico

Alcune proposte per i Sinodi baserebbero le proprie valutazioni riguardo alla validità del matrimonio più sull’ambito della coscienza soggettiva o dei giudizi privati che sulla considerazione del matrimonio come realtà pubblica. Comunque, il matrimonio ha essenzialmente una dimensione pubblica da tre punti di vista: (1) è un contratto pubblico tra i coniugi; (2) è al servizio del bene comune attraverso la procreazione e l’educazione dei figli; e (3) il sacramento è una testimonianza pubblica e segno della fedeltà e dell’amore di Cristo per la Sua Chiesa.

In primis, il matrimonio è un contratto di alleanza tra un uomo e una donna. Tale contratto è e deve essere pubblico. In ogni matrimonio rituale vi sono dei testimoni; essere sposati impone dei doveri ai coniugi, così come garantisce loro diritti e benefici.  […] I coniugi sono e dovrebbero essere trattati come un’unità dalla legge: essi formano un’unica comunità coniugale con risorse comuni, sono autorizzati a rappresentarsi reciprocamente ed hanno il diritto di non essere separati né messi l’uno contro l’altro.

Secondariamente, il matrimonio è al servizio del bene comune nella misura in cui le coppie sposate mettono al mondo dei figli e si impegnano a crescerli. Per la verità, insegnare che un bene primario del matrimonio è la procreazione e l’educazione dei figli è divenuto, in molti luoghi, alquanto difficoltoso, anzi, è addirittura ritenuto una forma di pregiudizio da chi reclama unioni omosessuali legalmente riconosciute. Eppure, se la Chiesa dovesse cedere alle crescenti pressioni che vorrebbero metterla a tacere su tale dimensione pubblica del matrimonio, ciò costituirebbe un passo verso uno sviluppo in negativo e vorrebbe dire abbandonare un elemento essenziale nonché la ragione stessa del matrimonio. Quando il matrimonio non è più identificato come un istituto pubblico meritevole di sostegno giuridico e culturale, questo non diviene null’altro se non una personale dichiarazione d’amore.

In terzo luogo, il sacramento del matrimonio perfeziona l’unione coniugale dei cristiani battezzati. L’indissolubilità di questa unione non solo è fondamentale per il progetto divino di Dio per l’uomo e per la donna (Mt 19,3-10), bensì consente all’amore perpetuo e fedele tra loro di servire come segno sacramentale dell’amore di Cristo e della Sua fedeltà per la Sua sposa, la Chiesa (Ef 5,32). […]



[1] COMMISSIONE TEOLOGICA INTERNAZIONALE, La dottrina cattolica sul sacramento del matrimonio (1977), in Texts and Documents, 1969-1985, ed. Michael Sharkey (San Francisco: Ignatius Press, 1989), nn. 3.1 & 3.2.

[2] GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 21 gennaio 2000. San Giovanni Paolo ha aggiunto: «(Un) matrimonio sacramentale rato e consumato non può mai essere sciolto, neppure dalla potestà del Romano Pontefice. (…) (Pio XII) presentava questa dottrina come pacificamente tenuta da tutti gli esperti in materia».

[3] GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Tribunale della Rota Romana, 10 Feb. 1995. Cf. Codice di Diritto Canonico, c. 135 §3; c. 1085.