Mons. Fernández, Veritatis splendor e l’etica della situazione

fernandezInteressanti le somiglianze che il vaticanista Sandro Magister ha rilevato nel suo spazio web tra l’esortazione Amoris laetitia e due articoli scritti nel 2005 e 2006 da Mons. Victor Manuel Fernandez.

L’attuale rettore dell’Universita Cattolica di Buenos Aires, promosso vescovo proprio da Bergoglio nel 2013, viene definito da molti addetti ai lavori come il ghostwriter di Papa Francesco, di certo è un suo seguitissimo consigliere. Si dice che la sua mano, e la sua teologia, compaia chiaramente in Evangelii gaudium e anche in Laudato sii, l’enciclica sull’ambiente che tanto ha fatto discutere.

Ma è in Amoris laetitia che l’influenza di Fernandez sembra essere particolarmente importante, secondo i critici tale influenza si avverte soprattutto per quanto riguarda una certa inclinazione verso quell’ “etica della situazione” che l’enciclica Veritatis splendor aveva già aspramente stigmatizzato.

Riportiamo dal sito di Magister i passi di confronto tra gli scritti di Fernandez e Amoris laetitia. Questi i due testi di mons. Fernandez presi a riferimento rispetto all’esortazione:

- Fernández 2005 – V. M. Fernández, “El sentido del carácter sacramental y la necesidad de la confirmación”, in “Teología” 42 n. 86, 2005, pp. 27-42.

- Fernández 2006 – V. M. Fernández, “La dimensión trinitaria de la moral. II. Profundización del aspecto ético a la luz de ‘Deus caritas est’”, in “Teología” 43 n. 89, 2006, pp. 133-163.

 

“AMORIS LAETITIA” 301

(AL: 301)
Per comprendere in modo adeguato perché è possibile e necessario un discernimento speciale in alcune situazioni dette “irregolari”, c’è una questione di cui si deve sempre tenere conto, in modo che mai si pensi che si pretenda di ridurre le esigenze del Vangelo. La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante.

(Fernández 2005: 42)
Tenendo conto dei condizionamenti che attenuano o sopprimono l’imputabilità (cf. CCE 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.

(AL: 301)
I limiti non dipendono semplicemente da una eventuale ignoranza della norma. Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale” [Nota 339] o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversamente e di prendere altre decisioni senza una nuova colpa.

[Nota 339: Giovanni Paolo II, Esort. ap. "Familiaris consortio", 22 novembre 1981, 33: AAS 74 (1982), 121].

(Fernández 2006: 159)
Quando il soggetto storico non si trova in condizioni soggettive per agire diversamente o di comprendere “i valori insiti nella norma” (cf. FC 33c), o quando “un impegno sincero riguardo a una norma determinata può non portare immediatamente ad accertare l’osservanza di tale norma” [Nota 45].

[Nota 45: B. Kiely, “La 'Veritatis splendor' y la moralidad personal”, in G. Del Pozo Abejon (ed.), "Comentarios a la 'Veritatis splendor'", Madrid, 1994, p. 737].

 

(AL: 301)
Come si sono bene espressi i Padri sinodali, “possono esistere fattori che limitano la capacità di decisione”. Già san Tommaso d’Aquino riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù [Nota 341], in modo che anche possedendo tutte le virtù morali infuse, non manifesta con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse, perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà: “Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, […] sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù” [Nota 342].

[Nota 341: Cfr Summa Theologiae I-II, q. 65, a. 3, ad 2; De malo, q. 2, a. 2].
[Nota 342: Ibid., ad 3].

(Fernández 2006: 156)
San Tommaso riconosceva che qualcuno può avere la grazia e la carità, ma senza poter esercitare bene qualcuna delle virtù “propter aliquas dispositiones contrarias” (ST I-II 65, 3, ad 2). Questo non significa che non possieda tutte le virtù, bensì che non può manifestare con chiarezza l’esistenza di qualcuna di esse perché l’agire esterno di questa virtù trova difficoltà per disposizioni contrarie: “Si dice che alcuni santi non hanno certe virtù, date le difficoltà che provano negli atti di esse, sebbene essi abbiano l’abito di tutte le virtù” (ibid., ad 3).

 

“AMORIS LAETITIA” 302

(AL: 302)
Riguardo a questi condizionamenti il Catechismo della Chiesa cattolica si esprime in maniera decisiva: “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali” [Nota 343]. In un altro paragrafo fa riferimento nuovamente a circostanze che attenuano la responsabilità morale, e menziona, con grande ampiezza, l’immaturità affettiva, la forza delle abitudini contratte, lo stato di angoscia o altri fattori psichici o sociali [Nota 344]. Per questa ragione, un giudizio negativo su una situazione oggettiva non implica un giudizio sull’imputabilità o sulla colpevolezza della persona coinvolta [Nota 345].

[Nota 343: N. 1735].
[Nota 344: Cfr ibid., 2352; Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. "Iura et bona" sull’eutanasia, 5 maggio 1980, II: AAS 72 (1980), 546. Giovanni Paolo II, criticando la categoria della “opzione fondamentale”, riconosceva che "senza dubbio si possono dare situazioni molto complesse e oscure sotto l'aspetto psicologico, che influiscono sulla imputabilità soggettiva del peccatore" (Esort. ap. "Reconciliatio et paenitentia", 2 dicembre 1984, 17: AAS 77, 1985, 223)].
[Nota 345: Cfr Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Dichiarazione sull'ammissibilità alla comunione dei divorziati risposati, 24 giugno 2000, 2].

(Fernández 2006: 157)
Ciò appare in un modo esplicito nel Catechismo della Chiesa cattolica: “L’imputabilità e la responsabilità di un’azione possono essere diminuite o annullate dall’ignoranza, dall’inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali” (CCC 1735). Il Catechismo fa riferimento ugualmente all’immaturità affettiva, alla forza delle abitudini contratte, allo stato di angoscia (cf. CCE 2352). Nell’applicare questa convinzione, il pontificio consiglio per i testi legislativi afferma, riferendosi alla situazione di divorziati risposati, che solo si parla di “peccato grave, inteso oggettivamente, perché (p. 158) dell’imputabilità soggettiva il ministro della comunione non potrebbe giudicare” [Nota 42].

[Nota 42: Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, punto 2a].

(Fernández 2005: 42)
D’altra parte, dato che non  possiamo giudicare la situazione soggettiva delle persone [Nota 23] e tenendo conto dei condizionamenti che attenuano o sopprimono l’imputabilità (cf. CCE 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.

[Nota 23: Su questo punto alcuni interventi recenti del magistero non lasciano posto a dubbi. Il pontificio consiglio per i testi legislativi afferma, facendo riferimento alla situazione dei divorziati risposati, che si parla di “peccato grave, inteso oggettivamente, perché dell'imputabilità soggettiva il ministro della comunione non potrebbe giudicare”: Pontificio consiglio per i testi legislativi, Dichiarazione del 24 giugno 2000, punto 2a. Allo stesso modo, in una recente notificazione della congregazione per la dottrina della fede, si sostiene che per la dottrina cattolica “esiste una valutazione precisa e ferma sulla moralità oggettiva delle relazioni sessuali tra persone dello stesso sesso”, mentre “il grado di imputabilità morale soggettiva che tali relazioni possono avere in ogni caso singolo è una questione che qui non è in discussione”: Congregazione per la dottrina della fede, Notifica su alcuni scritti del Rev.do P. Marciano Vidal, 22 febbraio 2001, 2b. Evidentemente, la base di queste affermazioni si trova in quanto difende il Catechismo della Chiesa cattolica nel punto 1735, citato alla fine del testo di questo articolo].

“AMORIS LAETITIA” 305

AL: 305
A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa [Nota 351]. Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti.

[Nota 351: In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti…].

(Fernández 2006: 156)
Questo dinamismo trinitario che riflette la vita intima della divine persone può realizzarsi anche entro una situazione oggettiva di peccato (p. 157) sempre che, a causa del peso dei condizionamenti, non sia soggettivamente colpevole.

(Fernández 2006: 159)
… una “realizzazione del valore entro i limiti delle capacità morali del soggetto” [Nota 46]. Ci sono, allora, “obiettivi possibili” per questo soggetto concizionato, o “tappe intermedie” [Nota 47] nella realizzazione di un valore, anche se orientate sempre al pieno compimento della norma.

[Nota 46: G. Irrazabal, “La ley de la gradualidad como cambio de paradigma”, in "Moralia" 102/103 (2004), p. 173].
[Nota 47: Cf. G. Gatti, “Educación moral”, in AA.VV., "Nuevo Diccionario de Teología moral", Madrid, 1992, p. 514].

(Fernández 2006: 158)
Non c’è dubbio che il magistero cattolico ha ammesso con chiarezza che un’atto oggettivamente cattivo, come è il caso di una relazione prematrimoniale o l’uso di un preservativo in un rapporto sessuale, non necessariamente porta a perdere la vita della grazia santificante, dalla quale trae origine il dinamismo della carità.

(Fernández 2005: 42)
D’altra parte, posto che non possiamo giudicare della situazione soggettiva delle persone e tenendo conto dei condizionamenti che attenuano o sopprimono l’imputabilità (cf. CCE 1735), esiste sempre la possibilità che una situazione oggettiva di peccato coesista con la vita della grazia santificante.

(Fernández 2005: 42)
Non giustifica questo l’amministrazione del battesimo e della cresima ad adulti che si trovano in una situazione oggettiva di peccato, sulla cui colpevolezza soggettiva non si può emettere giudizio?