Mons. Grech: Valorizzare i “semi del Verbo” nei conviventi, nei divorziati e nelle unioni civili

grech«La Chiesa deve sempre proporre la perfezione e invitare le persone a dare una risposta più completa a Dio, ma dobbiamo anche apprezzare gli elementi costruttivi di coloro che ancora non corrispondono o non potranno mai corrispondere con l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Questi includono coppie conviventi, persone divorziate e quelli in unione civile. La chiesa dovrebbe guardare con amore verso coloro che partecipano alla sua vita in modo imperfetto».

Sono parole di Mons. Mario Grech, vescovo di Gozo e presidente della Conferenza episcopale di Malta, durante una conferenza di presentazione dell’esortazione Amoris laetitia. Si tratta indubbiamente di una valorizzazione notevole di quei “semi del Verbo” da riconoscere in ogni tipo di unione di cui era stato un grande sostenitore il cardinale Schonborn, dentro e fuori l’Aula Nuova del sinodo (Cfr. QUI). Un tema di cui sembravano essersi perse le tracce tra il sinodo straordinario e quello ordinario, anche perché fortemente contrastato nel dibattito in aula, ma che è riemerso chiaramente in Amoris laetitia (Cfr. nn. 76-79).

«La nostra azione pastorale – prosegue il vescovo – dovrebbe essere basata su quattro azioni: accettare, accompagnare, discernere e integrare. Il Papa ci dice che è importante che noi aiutiamo le persone divorziate che si trovano in un nuovo rapporto per sentirsi parte della Chiesa, che non sono scomunicati o considerati come tali, in quanto essi formano parte della comunione ecclesiale».

A proposito dell’accesso ai sacramenti per le coppie cosiddette “irregolari” monsignor Grech sostiene che non è in pericolo la dottrina, ma «il Papa ci dice che è possibile che in una situazione oggettiva di peccato – che può non essere soggettivamente colpevole, o completamente tale – una persona può vivere in grazia di Dio, si può amare e si può anche crescere nella vita di grazia e di carità, mentre riceve l’aiuto della Chiesa a questo scopo. In alcuni casi questo aiuto può essere dato anche dai sacramenti. La Santa Comunione non è un dono per i perfetti, ma un farmaco efficace e nutrimento per i più deboli».

E’ chiaro il riferimento di monsignor Grech alla tanto discussa nota 351 di Amoris laetitia, quella per cui, secondo qualcuno, non può assolutamente modificare la prassi precedente espressa dall’esortazione Familiaris consortio al n°84, mentre secondo altri, la prassi precedente sarebbe in qualche modo sviluppata.

In concreto, il nodo rimane sempre lo stesso: possono i divorziati risposati che continuano a vivere more uxorio (secondo il costume matrimoniale, NdR) accedere alla Santa Eucaristia? Dobbiamo registrare, come già è stato durante il lunghissimo dibattito sinodale, che continuano ad esserci interpretazioni di Amoris laetitia abbastanza diverse: alla domanda precedente, qualcuno sembra dire sì, in certi casi; altri rispondono no, perchè altrimenti si tocca la dottrina dell’indissolubilità del matrimonio, pur continuando a dire che non la si tocca. (LB)