Mons. Kurtz: Unità tra dottrina e pastorale

“La dimensione che vorrei portare [al Sinodo 2015] è l’unità e l’integrità di come noi adoriamo, come crediamo e il modo in cui forniamo la cura pastorale”.

usa vescoviLo ha detto l’Arcivescovo Joseph Kurtz, presidente della Conferenza espiscopale degli Stati Uniti, uno dei quattro delegati statunitensi al sinodo ordinario dell’ottobre prossimo.

Interpellato dal National Catholic Register Mons. Kurtz ha sottolineato che sarà “molto importante che non ci sia un divario tra il modo in cui adoriamo, crediamo e quello in cui realizziamo la pastorale”.

Nelle persone, ha detto, “c’è una preoccupazione giusta che rimaniamo fedeli al Magistero della Chiesa”, d’altra parte il Sinodo dovrà preoccuparsi di incoraggiare alla “testimonianza sulla fedeltà nel matrimonio e nella famiglia, sia nella vita quotidiana, che nei percorsi di preparazione al matrimonio”.

Sulle cosiddette nuove sfide della famiglia, il presidente dei vescovi statunitensi ha detto che pur “consapevole delle sfide della vita familiare, sono più consapevole della grande bellezza di questa vocazione”. Perchè, innanzitutto, occorre evidenziare che “i sacramenti sono per le persone”, cioè sono lo strumento pastorale principale a disposizione della Chiesa e “come Vescovi in primo luogo dobbiamo garantire l’integrità del sacramento.”

Questo, ovviamente, non significa dimenticarsi di altre vie per raggiungere chi si trova in difficoltà. A questo proposito Mons. Kurtz ha fatto menzione della possibilità di semplificare i percorsi di annullamento “senza fare violenza alla dottrina della Chiesa”.

Rispetto alla questione delle unioni tra persone dello stesso sesso, Kurtz ha parlato di un atteggiamento che deve essere di “grande compassione” e di rispetto della dignità di ogni persona, ma anche della necessità che venga garantito “l’insegnamento della Chiesa che si trova nel Catechismo della Chiesa Cattolica”.