Mons. Leonard: quello che è in gioco non può dipendere da situazioni locali

conviene a tutti aiutare la famigliaAndré-Joseph Leonard è stato l’arcivescovo di Bruxelles per gli ultimi cinque anni. Raggiunti i 75 anni di età ha presentato le sue dimissioni al Santo Padre e recentemente è stato designato il suo sostituto, mons. Josef De Kesel. Sulle vincende della nomina del nuovo primate del Belgio abbiamo già scritto (vedi QUI).

In questi giorni Andrea Gagliarducci, ottimo vaticanista di ACI stampa, ha raccolto una bella intervista di mons. Leonard che merita di essere letta nella sua interezza. Per quanto riguarda l’Osservatorio Sinodo riportiamo di seguito le risposte fornite da mons. Leonard a proposito di matrimonio, famiglia e sinodo.

Quale è la situazione delle famiglie nella [sua] diocesi?

Anche la cura delle famiglie era una mia precisa priorità. Già da quando ero vescovo a Namur, ho incontrato persone che vivevano in situazioni coniugali irregolari, persone non solo divorziate ma anche risposate, che parlavano del desiderio di un cammino con il Signore a partire dalla loro situazione. Dopo aver incontrato una decina di persone in quelle situazioni, ho deciso di radunarle, e abbiamo organizzato insieme giornate per raccogliere persone divorziate, separate e risposate. Ho sempre provato di incontrare quei fratelli e quelle sorelle, sempre con grande amore, pazienza, benevolenza. Ma gli incontri avvenivano sempre nella verità, con fedeltà al Vangelo, a Gesù, al matrimonio come lui ce lo presenta. Questa esperienza mi ha convinto che è possibile aiutare la gente a vivere quelle situazioni in un cammino di santificazione e di conversione.

Come era la sua pastorale anche per divorziati in una seconda unione?

Quando incontravo divorziati o di separati li aiutavo se possibile a rimanere fedeli al loro matrimonio e anche al consorte, anche se sono separati. Lo facevo con l’aiuto di una comunità che si chiama Communeauté Notre Dame de l’Alliance. E se non potevano, o non volevano, fare quella scelta, e se si risposavano per diverse ragioni, perché si sentivano chiamati a vivere soli, oppure volevano assicurare l’educazione dei figli, allora li aiutavo a fare una scelta autenticamente cristiana ispirandomi alla Familiaris Consortio. E spiegavo loro che, dato che erano risposati, si dovevano astenere dalla comunione perché c’è contraddizione obiettiva tra la nuova ed eterna alleanza eucaristica e l’alleanza coniugale che è stata rotta. E quando si ha un po’ di tempo, in un ambiente di preghiera e di fratellanza, possono accettare quel linguaggio. Nella mia equipe avevo anche divorziati e gente risposata, però che sempre davano una testimonianza fedele all’insegnamento del Vangelo e della Chiesa.

Come giudica allora la risposta che si è data sulla questione da parte del Sinodo dei vescovi?

Ho l’impressione che nell’ultimo sinodo si sia tenuto – a proposito di quelle situazioni -un linguaggio ambiguo che permette diverse interpretazioni. Questo linguaggio è stato già è recuperato come se fosse uguale ad un accesso alla Comunione che dipende solo dalla propria coscienza o dal parere di un pastore locale. Ma quello che è in gioco è per natura universale. Non dipende da situazioni locali, dipende dalla natura stessa dell’alleanza coniugale. Spero che l’esortazione post-sinodale potrà chiarire quelle difficoltà.

In tutto l’impegno della Chiesa oggi non si parla mai delle coppie che vivono nella piena fedeltà e fiducia alla dottrina alla loro unione…

È successo che queste riunioni con le coppie irregolari hanno suscitato una reazione da parte delle coppie “normali.” Allora ho organizzato dei raduni delle coppie per rinnovare l’impegno coniugale. Bellissimo! Hanno partecipato centinaia di coppie. E poi ho anche organizzato, su iniziativa di laici, raduni per le coppie che aspettano un figlio, quindi molte donne con il pancione. Io benedicevo le coppie presenti, e benedicevo bambini già nati e bambini nel seno della madre. E poi abbiamo fatto incontri con i vedovi.