Nessun Papa può cambiare la dottrina sui sacramenti

muller(di Lorenzo Bertocchi) «Non è possibile vivere in grazia di Dio in situazione di peccato. La Chiesa non ha la potestà di cambiare il diritto divino, non può cambiare l’indissolubilità del matrimonio. Non si può dire sì a Gesù Cristo nell’Eucaristia e no nel matrimonio. É una contraddizione oggettiva». Con queste parole è entrato nel dibattito sull’esortazione post-sinodale Amoris laetitia il cardinale Gherard L. Muller, intervenuto all’Università Francisco de Vittoria a Madrid per presentare il suo ultimo libro-intervista con Carlos Granados, Informe sobre la esperanza (Edizioni Bac).

In questo senso, il cardinale prefetto della Congregazione dellaDottrina della Fede ha ricordato che quando una persona è “in peccato mortale”, deve ricevere il sacramento della penitenza e questo «non lo può cambiare il Papa, né un concilio ecumenico». La presentazione del libro-intervista, che presto uscirà anche in Italia per l’editore Cantagalli, è avvenuta martedì, ma era stata preceduta da una polemica al vetriolo che sarebbe intercorsa tra lo stesso cardinale prefetto e il vescovo di Madrid, Carlos Osoro, di recente nomina grazie a una scelta personale di papa Francesco.

In poche parole, il libro avrebbe dovuto essere presentato all’Università cattolica di San Damaso, ma proprio mons. Osoro avrebbe rifiutato l’utilizzo di quella università in quanto, secondo alcuni organi di informazione spagnoli, «non voleva avere nulla a che fare con un libro contro il Papa». Durante la presentazione di martedì, avvenuta poi nell’università della congregazione dei Legionari di Cristo, il cardinale Muller ha ribadito che il suo libro è stato fatto con «grande dedizione al Papa» e ha elogiato «lo stile personale di Francesco», particolarmente «vicino alla gente», precisando di fare attenzione a «non fraintendere» il suo modo di predicare, e di «non inventarsi» contraddizioni tra i diversi Papi.

Come riporta il portale Infovaticana, in una conferenza stampa che ha preceduto la presentazione del libro, il cardinale ha definito una «sciocchezza» le affermazioni di coloro che lo vogliono mettere contro il Papa: «Il Papa ha letto il mio libro e lo apprezza». Al di là delle affermazioni concilianti, bisogna riconoscere che la posizione di Muller sull’interpretazione di Amoris laetitia è netta, e non precisamente allineata a certi approcci pastorali poco rispettosi della tanto richiamata continuità con il magistero precedente. «Le interpretazioni che vanno oltre il dogma sono false», ha sottolineato Muller, aggiungendo che «proprio Francesco ha manifestato in numerose occasioni la sua adesione al magistero dei Papi precedenti».

Infine, ha ribadito in modo chiaro qual è la situazione della coppie di divorziati-risposati: «A coloro che sanno di essere in una situazione “irregolare”, la Chiesa dona loro due possibilità, o separarsi dallo sposo illegittimo, oppure convivere come fratello e sorella. Si tratta di un lungo cammino di integrazione, ma non può giustificare una situazione contro la legge divina». Non stupiscono le parole del cardinale che ricordano la dottrina e la prassi cattolica, semmai destano qualche perplessità perché leggendo Amoris laetitia, in particolare il capitolo 8 e le tanto discusse note 329, 336 e 351, è difficile non vedere che la situazione che si viene ora a prospettare porta qualche novità.

D’altra parte lo stesso cardinale Schonborn, proprio alla conferenza stampa di presentazionedell’esortazione, ha parlato apertamente di uno sviluppo presente in Amoris laetitia, di un approfondimento rispetto al magistero precedente. Allora viene spontaneo chiedersi se questo sviluppo c’è, e come si realizza la tanto richiamata continuità con il magistero dei Papi precedenti (in particolare con la Familiaris consortio n.84 di Giovanni Paolo II e con Sacramentum caritatis n.29 di Benedetto XVI). Di certo bisogna registrare che, per ora, Amoris laetitia un risultato lo ha raggiunto: alimentare una serie di interpretazioni che più che fare chiarezza, conducono ad una prassi multiforme e a una Chiesa altrettanto multiforme.