No ai matrimoni gay, dibattito sui divorziati

(di Lorenzo Bertocchi) «Attenzione pastorale e riconoscimento del matrimonio gay sono due cose diverse e questo risulta anche dal documento finale della scorsa assemblea sinodale, dove a questo riguardo c’è un brano che cita i documenti precedenti della Chiesa cattolica». Ha risposto così il cardinale Péter Erdo, arcivescovo di Esztergom-Budapest, relatore generale della XIV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, durante la conferenza stampa di presentazione dell’Instrumentum laborisper il sinodo del prossimo ottobre. Qualche titolista però deve aver capito fischi per fiaschi se molti, ad esempio Repubblica e Il Giornale, hanno titolato: “Sinodo: accoglienza per divorziati risposati e gay”, e “Sinodo apre a gay e divorziati”. A scanso di equivoci, e nel caso a qualcuno fosse sfuggito, sarà meglio sottolineare subito che quello presentato ieri è un documento di lavoro che, come tale, non rappresenta «la posizione ufficiale della Chiesa», ha specificato il cardinale ungherese.

L’Instrumentum laboris è un documento corposo di circa 70 pagine, che in gran parte riprende gliarticoli della Relatio Synodi 2014. Le novità, per così dire, sono semplicemente frutto della sintesi che deriva dalle risposte al questionario intersinodale, ed altri apporti di studiosi. Restano sostanzialmente aperte alla discussione le questioni che avevano animato lo scorso Sinodo, vale a dire eucaristia ai divorziati risposati, snellimento dei processi di annullamento matrimoniale e anche la pastorale per i conviventi. Se c’è una questione che però è chiusa è proprio quella riferita ai matrimoni tra persone dello stesso sesso. Appare decisamente improbabile, ma potremmo scrivere impossibile, che il Sinodo potrà mai arrivare a riconoscere qualsiasi forma di matrimonio fra persone dello stesso sesso. Lo ha detto in conferenza stampa anche mons. Bruno Forte, che pure su questo tema passa per essere piuttosto aperto. «É certamente un punto fermo», ha detto, «che fa parte della dottrina della Chiesa: per matrimonio intendiamo quello fra un uomo e una donna, aperto alla procreazione».

Altra è la questione del rispetto dovuto a qualsiasi persona. Al n°131 dell’Instrumentum laboris «siribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, va rispettata nella sua dignità e accolta con sensibilità e delicatezza, sia nella Chiesa che nella società».  Se questo significa che la chiesa apre ai gay, come molti hanno sottolineato, bisogna riconoscere allora che la Chiesa non è mai stata chiusa. Nessun tipo di benevolenza verso quelle «teorie secondo le quali l’identità personale e l’intimità affettiva devono affermarsi in una dimensione radicalmente svincolata dalla diversità biologica fra maschio e femmina». Nessuno spazio, quindi, per quelle teorie del gender che molti, anche da pulpiti eruditi come quello del portale Treccani, ritengono inesistenti e frutto dell’invenzione di un manipolo di fanatici integralisti. Le «tendenze che vogliono allargare il concetto di matrimonio, famiglia e paternità», creano «confusione», ha ribadito il cardinale Erdo. Siamo sottoposti a una «accentuazione esagerata dei diritti individuali senza tener conto dell’aspetto comunitario dell’essere umano», argomenta il cardinale, e questo «produce un individualismo che mette al centro la soddisfazione dei desideri e che non porta alla piena realizzazione della persona».

Sui divorziati risposati e loro accesso all’eucaristia, invece, viene lasciato ancora uno spazio didibattito, ma visti i ripetuti richiami ai “suggerimenti” dell’enciclica Familiarsi Consortio di S. Giovanni Paolo II al n. 84, è difficile che si possa arrivare a stravolgimenti dell’attuale dottrina. Il terreno della prassi potrebbe però provocare ancora discussioni, e non mancano spinte verso soluzioni innovative. Comunque, anche in questo ambito sono abbastanza significative le parole di monsignor Bruno Forte, il quale ricorda che «la vera sfida non è tanto “comunione sì, comunione no”, ma come aiutare le persone a sentirsi parte viva e protagonisti della comunità ecclesiale». Un terreno ancor più scivoloso potrebbe rivelarsi quello dello snellimento dei processi di annullamento matrimoniale, perché, anche se c’è grande consenso sulla necessità di porvi mano, occorre fare molto attenzione a dove si metterà questa mano.

Durante la conferenza stampa di presentazione dell’Instrumentum laboris si è parlato anche delmetodo di lavoro dell’assemblea sinodale. Il cardinale Lorenzo Baldisseri dice che «è stato richiesto di valorizzare sempre di più i Circoli minori, distribuiti nel tempo e non tutti insieme, come pure quello di mantenere fermo il principio dell’ordine tematico»; da parte loro i padri sinodali «saranno liberi di comunicare con i media a loro discrezione e responsabilità». La Sala stampa «curerà opportunamente, com’è di consueto, l’informazione del Sinodo». É un ottimo auspicio, visto che nell’ottobre scorso, dal punto di vista della comunicazione e del metodo, non tutto filò per il meglio.