Nullità del matrimonio e procedure canoniche

codex(a cura di Luisella Scrosati) L’idea che il diritto canonico sia un onere ingombrante e pesantissimo, che snaturerebbe il Vangelo, oppure un orpello insignificante, è tutt’altro che rara. Questa persuasione ha delle conseguenze dirette sulle procedure canoniche per accertare l’effettiva nullità di un matrimonio, che pertanto risulterebbero essere una “struttura” fastidiosa, che nulla ha a che vedere con l’amore umano ed il Vangelo. Vediamo come stanno realmente le cose.

La nullità non può essere garantita in assenza di competenza e procedure canoniche

Il processo per la dichiarazione della nullità di un matrimonio non è una procedura come un’altra: esso è essenzialmente collegato con l’insegnamento perenne della Chiesa espresso dal canone 1141: «Il matrimonio rato e consumato non può essere sciolto da nessuna potestà umana e per nessuna causa, eccetto la morte». A sottolineare questo canone sono due allocuzioni rotali di Pio XII e, soprattutto, la Gaudium et Spes 48. Oltre a ciò, il matrimonio ha il favore del diritto: deve essere ritenuto valido fino a che non sia provato il contrario (c. 1060). La procedura di nullità di un matrimonio è volta alla dichiarazione di un fatto giuridico ed è una ricerca della verità. Il giudice deve avere la certezza morale della nullità dell’unione coniugale per poter pronunciare la sentenza (c. 1608 §1). Le norme del Codice di Diritto Canonico e dell’istruzione Dignitas connubii (1) salvaguardano questa ricerca della verità e salvaguardano dalla misericordia fasulla contro la quale S. Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno messo in guardia nelle loro rispettive allocuzioni rotali del 1990 e del 2010.

Nulla può garantire meglio che i casi inerenti al matrimonio saranno trattati con giustizia ed efficienza se non il fatto che si osservino scrupolosamente le norme procedurali e sostanziali di diritto canonico e che tali norme siano sostenute da una corretta comprensione teologica. Questo, però, dipende da una corretta formazione canonica e teologica dei ministri del tribunale, i quali devono sentire cum Ecclesia.

La mancanza di tali requisiti essenziali è spesso la fonte primaria di problemi per il processo di nullità. Ad esempio, la Rota Romana è a volte criticata perché impiega anni a risolvere dei casi, ma il problema spesso si origina nei tribunali di prima istanza, ove i casi in questione non sono stati istruiti correttamente e ove le procedure non sono state seguite. E’ estremamente difficile (se non impossibile) rettificare a un livello più alto ciò che è stato fatto impropriamente in prima istanza. La formazione primaria e l’aggiornamento continuo sono pertanto la chiave per far funzionare bene un intero processo. Questa è la ragione per cui i ministri del tribunale devono per prima cosa conseguire un grado accademico come canonisti (cc. 1420 §4, 1421 §3 e 1435). Inoltre, i ministri del tribunale devono avere a disposizione il tempo necessario per dedicarsi ai casi loro assegnati, preferibilmente senza essere gravati di altri compiti che portino loro via ulteriore tempo.

Se i casi vengono istruiti nella maniera corretta, il requisito della doppia sentenza conforme non è un ostacolo, bensì una garanzia di giustizia. La procedura è alquanto semplice ed il riesame obbligatorio della prima sentenza costituisce un pratico incentivo, per il tribunale di prima istanza, ad attenersi scrupolosamente alla legge. Abbandonare questa seconda revisione condurrebbe sicuramente ad un calo della qualità nei servizi del tribunale di prima istanza.

Un approccio pastorale è spesso visto come in contrasto con quello canonico. Questa è una falsa dicotomia. Benedetto XVI ha esortato i seminaristi a «comprendere e – oso dire – ad amare il diritto canonico nella sua necessità intrinseca e nelle forme della sua applicazione pratica: una società senza diritto sarebbe una società priva di diritti. Il diritto è condizione dell’amore» (2). Un approccio canonico è pastorale nella sostanza, giacché stabilisce le condizioni realmente necessarie per cambiare i cuori. Quando ciò non avviene, significa che è andata perduta l’essenza stessa del diritto canonico. Sfortunatamente, quello che è spesso definito un approccio pastorale conduce a sentenze arbitrarie e quindi ingiuste. E’ questo il pericolo imminente quando si pensa di abbandonare le procedure stabilite dal diritto.

________________________

Note:

(1) Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, Istruzione “Dignitas connubii da osservarsi nei tribunali diocesani e interdiocesani nella trattazione delle cause di nullità del matrimonio” (2005)

(2) Benedetto XVI, Lettera ai Seminaristi, 18 ottobre 2010: AAS 102 (2010) 796