P. Michelet OP e la via penitenziale dell’Instrumentum laboris

adoraz-eucarSul sito del vaticanista Sandro Magister viene pubblicato un interessante intervento del padre domenicano francese Thomas Michelet, sul tema della via penitenziale ipotizzata nell’Instrumentum laboris per l’accesso all’eucaristia dei divorziati risposati.

Selezioniamo e pubblichiamo alcuni passaggi di questo articolo.

Un comune accordo?

Al n°123 dell’Instrumentum laboris si parla diun comune accordo sulla ipotesi di un itinerario di riconciliazione o via penitenziale, sotto l’autorità del vescovo, per i fedeli divorziati risposati civilmente, che si trovano in situazione di convivenza irreversibile.” Padre Michelet, a proposito di questo “comune accordo” solleva alcune domande interessanti. “Questa affermazione” – si domanda il teologo domenicano – “di un “comune accordo” sorprende un po’: fa riferimento ai padri sinodali, che di fatto non si sono più riuniti da allora? O, in modo più ampio, alle conferenze episcopali? O perfino all’insieme del popolo di Dio? Il testo non lo precisa.”

“Si potrebbe temere che questa nuova unanimità sia piuttosto l’effetto di una stesura larga e fluttuante dalla quale tutti sarebbero apparentemente soddisfatti, i “novatori” come i “conservatori”, ma non per motivi uguali e non con la stessa interpretazione.
Insomma, si potrebbe temere che l’accordo rimanga apparente piuttosto che concreto e che l’indefinitezza della proposta nasconda un dissenso vero e profondo che rischierebbe di durare a lungo, anche nelle proposte finali del prossimo sinodo se non si diventa più precisi.”

Quale cammino penitenziale?

“Concretamente”, si chiede Michelet, “di che percorso si tratta?” In sostanza si può considerare la proposta di un “tempo di penitenza la cui durata sarà lasciata all’apprezzamento del vescovo (o di un prete a ciò deputato), seguito da un’ammissione dei divorziati risposati all’eucarestia”. Ma questo tempo di penitenza, si chiede il domenicano, sarà senza neanche il minimo cambiamento di vita rispetto alla situazione disordinata in cui si trovavano? Oppure questo tempo sarà non solo un cammino di penitenza e di pentimento, ma anche di vera e propria conversione e di cambiamento di vita?

La prima ipotesi, secondo Michelet, “pare convergere con quella formulata dal cardinale Kasper”, e in questo caso “il matrimonio dopo un divorzio sarebbe l’unico peccato per il quale sarebbe possibile ottenere perdono senza previa rinuncia al proprio peccato. (…) Questo sembra contrario al Vangelo, all’autentica misericordia di Dio che fa misericordia al peccatore non chiudendo gli occhi o dimenticando il suo peccato, bensì trasformando i cuori. Non può quindi essere la via scelta dal sinodo, il quale può soltanto volere rimanere fedele alla dottrina del Vangelo, e sarebbe giusto che lo affermi chiaramente.

“Nella seconda ipotesi, l’ammissione finale all’eucarestia potrebbe verificarsi a priori soltanto nei tre casi già stabiliti dal magistero (“Familiaris consortio”, n. 84 e altri testi): o la ripresa della convivenza (quella del primo matrimonio che è l’unico valido); o l’impegno a vivere “come fratello e sorella” (che equivale all’essere esonerati dalla convivenza pur rispettando gli altri obblighi del matrimonio, cioè l’esclusività promessa nel matrimonio ma anche il dovere di mutua assistenza); o la morte del coniuge, permettendo un vero nuovo matrimonio sacramentale (situazione che ovviamente non è auspicabile).”

Come già aveva indicato in un suo precedente intervento, P. Michelet ha fatto la proposta di una terza ipotesi denominata via dell’ordo paenitentium. Per approfondirla rimandiamo all’articolo in francese (vedi QUI) e a un nostro precedente articolo.