Pio XI condannò i metodi naturali? Falso

(di Giorgio Carbone) L’uso dei cosiddetti metodi naturali è condannato da Pio XI nella Casti connubi: ho letto questo e sono sobbalzato. Ripeto testualmente le parole lette in un articolo di Vatican Insider e attribuite a Gianni Gennari (clicca qui): «Fino al 1951 anche il solo pensiero di usare i metodi detti naturali era considerato colpa grave, peccato mortale. Nel 1931 la Casti Connubii di Pio XI era decisiva e netta: nessun metodo, e per nessuna ragione, anche quelli detti naturali!… Negli anni successivi ci fu anche nella Chiesa discussione accesa sui progestinici e dintorni e nel 1951, quando volle commemorare il ventesimo anniversario della Casti Connubii, Pio XII aveva intenzione di ripetere la condanna totale di qualsiasi metodo».

Il mio primo sobbalzo è motivato immediatamente: come è possibile che nel 1931 Pio XI abbia condannato i cosiddetti metodi naturali quando questi sono stati messi a punto molti anni dopo? Infatti la conoscenza dei giorni non fertili della donna e dei fattori che determinano la ciclicità del processo di maturazione degli ovociti è successiva al 1931. Quelli che abitualmente chiamiamo “metodi naturali” si fondano tutti sulla conoscenza della fisiologia umana femminile. Forse l’espressione “metodi naturali” non è il massimo della chiarezza perché induce alcuni a pensare che siano una semplice tecnica e quindi poi è difficile cogliere la differenza sostanziale tra questi e le tecniche della contraccezione e della sterilizzazione.

Ma il secondo sobbalzo è ancor più motivato. Sono andato a rileggere la Casti connubi (n. 2) e ho trovato: «Ma per venire ormai, Venerabili Fratelli, a trattare dei singoli punti che si oppongono ai diversi beni del matrimonio, il primo riguarda la prole, che molti osano chiamare molesto peso del connubio e affermano doversi studiosamente evitare dai coniugi, non già con l’onesta continenza, permessa anche nel matrimonio, quando l’uno e l’altro coniuge vi consentano, ma viziando l’atto naturale». Dunque Pio XI insegna – come la grande tradizione della Chiesa – che esiste una onesta continenza deliberata concordemente tra i coniugi, in ragione di tale continenza i coniugi si astengono dai rapporti coniugali. Tale astensione consensuale è un atto virtuoso, perché i rapporti coniugali non sono sempre obbligatori e quindi tale astensione consensuale non vizia il matrimonio.

Poi Pio XI prosegue: «Non vi può esser ragione alcuna, sia pur gravissima, che valga a rendere conforme a natura ed onesto ciò che è intrinsecamente contro natura. E poiché l’atto del coniugio è, di sua propria natura, diretto alla generazione della prole, coloro che nell’usarne lo rendono studiosamente incapace di questo effetto, operano contro natura, e compiono un’azione turpe e intrinsecamente disonesta».

Qui Pio XI non si riferisce all’astinenza consensuale, ma parla di quei coniugi che usando del matrimonio, cioè avendo rapporti coniugali, si adoperano per rendere tali rapporti non aperti alla possibilità di procreare un figlio: hanno rapporti coniugali ma usano strumenti contraccettivi o abortivi e così viziano l’atto coniugale, che di sua natura sarebbe onesto. Infatti, la Casti connubi è il documento ufficiale con cui il Papa reagisce alla decisione della Comunione anglicana di consentire la contraccezione. A questo proposito si legga l’interessante saggio del professor Renzo Puccetti, I veleni della contraccezione (Edizioni Studio Domenicano, 2012), che ricostruisce con perizia gli antefatti e anche le conseguenze sociali e ecclesiali.

«Pertanto, essendovi alcuni [si tratta degli anglicani, ndr] che, abbandonando manifestamente la cristiana dottrina, insegnata fin dalle origini, né mai modificata, hanno ai giorni nostri, in questa materia, preteso pubblicamente proclamarne un’altra, la Chiesa Cattolica, cui lo stesso Dio affidò il mandato di insegnare e difendere la purità e la onestà dei costumi, considerando l’esistenza di tanta corruttela di costumi, al fine di preservare la castità del consorzio nuziale da tanta turpitudine, proclama altamente, per mezzo della Nostra parola, in segno della sua divina missione, e nuovamente sentenzia che qualsivoglia uso del matrimonio, in cui per la umana malizia l’atto sia destituito della sua naturale virtù procreatrice, va contro la legge di Dio e della natura, e che coloro che osino commettere tali azioni, si rendono rei di colpa grave».

Ma nella Casti connubi è scritto il contrario di quanto mi ha fatto sobbalzare. Leggi un po’: «Né si può dire che operino contro l’ordine di natura quei coniugi che usano del loro diritto nel modo debito e naturale, anche se per cause naturali, sia di tempo, sia di altre difettose circostanze, non ne possa nascere una nuova vita. Infatti, sia nello stesso matrimonio, sia nell’uso del diritto matrimoniale, sono contenuti anche fini secondari, come il mutuo aiuto e l’affetto vicendevole da fomentare e la quiete della concupiscenza, fini che ai coniugi non è proibito di volere, purché sia sempre rispettata la natura intrinseca dell’atto e, per conseguenza, la sua subordinazione al fine principale».

Quindi la proposizione: «L’uso dei cosiddetti metodi naturali è condannato da Pio XI» è falsa.

È vero il contrario. Pio XI e la grande tradizione della Chiesa – che è continuata con Paolo VI conHumane Vitae e Giovanni Paolo II con Familiaris Consortio solo per citare due documenti – insegna che i coniugi sono chiamati a vivere nella continenza. Questa è la virtù, la forza interiore che dà ai coniugi la disposizione stabile a scegliere con felicità e facilità quando vivere i rapporti coniugali. I rapporti coniugali sono onesti e belli perché segno fisico-corporeo dell’amore totale e vicendevole. Quando i coniugi scelgono liberamente di compierli, li devono compiere bene sotto tutti gli aspetti (infatti l’atto umano per essere virtuoso richiede che sia buono sotto tutti gli aspetti): cioè sono chiamati a esprimere l’amore totale, esclusivo e senza riserve e quindi sono chiamati a essere aperti alla generazione. Ma i rapporti coniugali non sono sempre obbligatori: infatti i coniugi possono concordemente scegliere di astenersi da essi e tale astensione, se compiuta per motivi seri e nobili, è un atto della virtù della continenza.

Se Pio XI avesse condannato l’uso dei “metodi naturali”, Paolo VI non avrebbe potuto dichiararli leciti nell’Humanae Vitae. La tradizione dottrinale della Chiesa è una realtà vivente e come tutti i viventi nel suo sviluppo non compie salti di qualità, ma conservando la propria identità sostanziale ci aiuta a vivere nella storia la fedeltà a Cristo Signore e Maestro.