Pressing Lgbt sui vescovi africani. Anche i cattolici svizzeri si prestano al gioco

african_bishops(di Lorenzo Bertocchi) Nell’ottobre scorso, appena terminato il sinodo ordinario, intervistammo mons. Nicolas Djomo, presidente della Conferenza Episcopale del Congo (clicca qui). A proposito di certe pressioni sui paesi poveri fu molto chiaro: «Le Agenzie delle Nazioni Unite e anche le ONG, molte delle quali europee”, disse il vescovo, “sempre di più condizionano i loro aiuti all’accettazione da parte del beneficiario dell’ideologia del gender, con tutte le conseguenze negative per la famiglia».

Il prelato congolese, durante l’intervista, espresse una certa preoccupazione perchè anche “associazioni cattoliche europee” si potessero spingere a compiere questa “indebita pressione”. Disse però di non esserne sicuro e che si trattava di una sua personale impressione, perciò decidemmo di non farne menzione nell’intervista. Ora accade un fatto che, in un certo senso, potrebbe confermare le preoccupazioni di mons. Djomo.

Secondo un’esclusiva presentata dal Catholic News Agency il Sacrificio quaresimale cattolico svizzero avrebbe cofinanziato, insieme a un’importante fondazione statunitense, un progetto di attivisti Lgbt per contrastare l’azione dei vescovi africani al sinodo. Inizialmente si trattava di realizzare un docu-film che fosse un riferimento per gli Lgbt cattolici in alcuni paesi africani. Il produttore esecutivo è il Forum Europeo dei gruppi cristiani Lgbt che ha sede in Olanda, infatti, nel suo report 2014-2015 si legge che “reagendo alle influenze estremamente negative dei vescovi provenienti dall’Africa occidentale sul documento finale del Sinodo Famiglia 2014, abbiamo ritenuto importante portare la voce dei cattolici Lgbt di questa regione all’attenzione più ampia.”

Gli americani della Arcus Foundation avrebbero sborsato diverse centinaia di migliaia di dollari per il film, mentre il sacrificio quaresimale svizzero “appena” 15.000 dollari. L’investimento della fondazione statunitense non desta sorpresa. E’ attiva da tempo sul tema, al punto che nel 2013, si legge nel loro sito, ha investito qualcosa come 17 milioni di dollari a favore di organizzazioni attiviste Lgbt. Fondata da Jon Stryker, un erede miliardario della Stryker Corp., nel 2014 ha dato una borsa di 200 mila dollari “per aiutare i sostenitori pro-Lgbt ad influenzare e contrastare la narrazione della Chiesa cattolica ed i suoi affiliati ultra-conservatori”, prendendo di mira in particolare alcuni vescovi americani particolarmente attivi nella promozione e difesa della famiglia.

Decisamente diversa la fonte del cofinanziamento previsto dalla Svizzera. Il “sacrificio quaresimale”, infatti, è l’Organizzazione di Cooperazione internazionale dei cattolici della Svizzera che utilizza mezzi finanziari che provengono da offerte di privati, nonché quelle raccolte dalle parrocchie, i contributi della Confederazione e di alcuni Comuni e Cantoni. Presidente è il vescovo Felix Gmur e due dei nove membri del direttivo sono nominati direttamente dalla conferenza episcopale. Un ente, quindi, decisamente alieno a questo tipo di cofinanziamenti, soprattutto visti gli obiettivi del principale finanziatore.

Il progetto del film, secondo quanto riporta la CNA, sarebbe stato  approvato dal direttore esecutivo del “sacrificio quaresimale”, ma non dal consiglio della fondazione o dal suo presidente, il vescovo Gmur. Inoltre, per questioni di salute del regista, all’ultimo momento il film non è stato fatto, ma il progetto si è comunque concluso. Con una serie di interviste raccolte in un libro che dovrebbe essere pubblicato in italiano e in inglese poco prima del prossimo sinodo dal Global Network of Rainbow Catholics. Questa nuova sigla internazionale del mondo Lgbt terrà proprio a Roma la sua prima assemblea dal 1 al 4 ottobre, appena prima dell’inizio del Sinodo ordinario.

Se questa notizia non venisse smentita si verrebbe a confermare la preoccupazione manifestata allaNuova Bussola Quotidiana da mons. Djomo nell’ottobre scorso, e cioè che anche associazioni cattoliche partecipino in qualche modo a quella indebita pressione verso i paesi poveri che vorrebbe legare gli aiuti finanziari a certe politiche di stampo prettamente occidentale. Una realtà da approfondire.

Sarà anche per questo che, come abbiamo già anticipato, ben 11 tra vescovi e cardinali africani faranno sentire la loro voce in un libro corale. Per evitare che vi siano fraintendimenti su quelle che sono le attese della chiese in Africa. Famiglia, matrimonio, omosessualità, gender, ma anche ecologia, alimentazione, globalizzazione, economia, pace, dialogo interreligioso. A quanto ne sappiamo questi saranno gli 11 prelati che interverranno: Cardinale Robert Sarah prefetto della Congregazione per il Culto divino; Cardinale Francis Arinze ; S. E. Mons. Barthélemy Adoukonou, Segretario del Pontificio Consiglio della Cultura; S. E. Mons. Denis Amuzu-Dzakpah Arcivescovo di Lomé ; Cardinale Philippe Ouedraogo Arcivescovo di Ouagadougou ; Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel Cm Arcivescovo di Addis Abeba e presidente della CBCE e della AMECEA ; Cardinale Christian Tumi ; S. E. Mons. Antoine Ganye Arcivescovo di Cotonou ; Cardianle Théodore Adrien Sarr Arcivescovo Emerito di Dakar ; S. E. Mons. Samuel Kleda Arcivescovo di Douala ; Cardinale Jean-Pierre  Kutwa Arcivescovo di Abidjan-RCI. Anche questo libro uscirà in italiano e in inglese