Thibaud Collin e la confusione del Sinodo

sinodo03Il noto filosofo francese, Thibaud Collin, ha scritto sul quotidiano francese La Croix, dove ha un suo blog, un interessante analisi del sinodo appena concluso.

Per fare un bilancio del lungo cammino il filosofo ritiene utile porsi nella “prospettiva dell’intenzione del Papa che l’ha convocato”. L’orizzonte è quella “conversione pastorale” più volte richiamata nelle “sue dichiarazioni e nelle sue scelte”, con l’obiettivo di una “chiesa ospedale da campo”.

Secondo Collin, “il Santo Padre desidera eliminare alcuni ostacoli che rendono incomprensibile e anche scandaloso agli occhi dei nostri contemporanei la morale della Chiesa sulla sessualità e il matrimonio. Riprendendo di fatto l’agenda del cardinale Martini esposta nel 1999 al sinodo sull’Europa, egli cerca di sciogliere alcuni nodi disciplinari”.

Francesco vuole “una chiesa vicina alle vulnerabilità delle persone, ai loro fallimenti e ai loro tortuosi percorsi biografici”. Vorrebbe, quindi, “una Chiesa amorevole e tenera e non più una Chiesa altezzosa e colpevolizzanti”.

La discussione al sinodo si è comunque concetrata sulla questione dell’accesso all’Eucaristia dei divoriziati risposati. Ma, dice Collin, “questo argomento è diventato centrale non per una moda dettata dai media, ma per volontà stessa del Papa che di ritorno dalla GMG di Rio (estate 2013) ha avviato il dibattito, e poi ha chiesto al cardinale Kasper, celebre oppositore di Giovanni Paolo II e Bendetto XVI sull’argomento, di aprire la riflessione e di porre la problematica al concistoro del febbraio 2014”.

E’ evidente “che i tre numeri del testo finale del Sinodo riferiti a questo tema (n°84, 85 e 86) non concludono il problema. E per una buona ragione…questi numeri sono il frutto del compromesso maturato nel circolo Germanicus, in cui vi erano i cardinali Kasper e Muller.”

Frutto di questo incontro fra posizioni agli antipodi ha prodotto un testo che “può essere letto secondo due ermeneutiche opposte, quella della rottura con il magistero anteriore, o anche quello della continuità. Un segno di questa indeterminazione è che i tre testi che servono da riferimento (FC 84, CCC 1735 e la Dichiarazione del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi del 24/06/2002) sono indicati in modo così incompleto che possono legittimare sia una interpretazione che conferma lo status quo ante (con l’idea che un testo deve essere compreso secondo la sua propria logica e il suo contesto), sia una interpretazione legittimante la “novità pastorale” (secondo l’idea che il silenzio volontario o l’omissione significhino una presa di distanza)”.

Secondo Collin la soluzione del “foro interno” finisce per non essere una soluzione, ma semplicemente il sinodo “rimanda al mittente”, il Papa, la risposta chiara sulla questione. Infatti, può “un prete, in certi casi, dare l’assoluzione a un fedele che si trova in una situazione coniugale oggettivamente in contraddizione con il sacramento del matrimonio? Se questo fosse il caso, è difficile non vedere una messa in discussione di fatto della dottrina dell’indissolubilità e di Familiaris Consortio (il n°84…letto nella sua interezza)”