Vescovi africani contro la nuova colonizzazione ideologica

chiesa africa45 prelati, di cui 32 presidenti di conferenza episcopale, in rappresentanza di 40 paesi africani e del Madagascar, 10 cardinali e 3 prelati africani romani, hanno pubblicato una dichiarazione comune adottata nel giugno scorso in occasione di una riunione di tutto l’episcopato africano in quel di Accra (Ghana).

“Interessi egoistici e perversi”, scrivono i vescovi, “sono imposti nel nostro continente a una velocità che continua ad accelerare, con un’aggressività che continua a rafforzarsi, in modo sempre più potentemente organizzato e finanziato, introducendo nelle nostre società un individualismo e un edonismo estranei a ciò che siamo e vogliamo essere.”

“Si tratta”, proseguono, “di una terribile rinascita dello spirito colonialista, mascherato sotto i nomi allettanti di libertà, uguaglianza, diritti, autonomia, democratizzazione e sviluppo. Preservativi, contraccettivi, programmi di educazione sessuale prodotti altrove, puramente tecnici, senza riferimenti morali, l’aborto preteso “senza rischi” sono diventati più accessibili per gli africani, rispetto alele istruzioni operative per lo sviluppo integrale di cui abbiamo un bisogno vitale.”

E poi hanno ribadito quanto già espresso nel sinodo straordinario dell’ottobre 2014, quando i vescovi africani segnalarono il sinistro legame tra l’accettazione di queste politiche e la possibilità di accedere agli aiuti economici. “Lo stesso vale”, ribadiscono, “per la “prospettiva di genere”, in cui la maternità, l’identità filiale e nunziale dell’essere umano e della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna sarebbero “stereotipi discriminatori”.

“Ogni africano è consapevole della manipolazione in corso. L’Africa non si sviluppa se non in armonia con la sua anima. Gli agenti della civiltà della morte utilizzano un linguaggio ambiguo, seducono i decisori e le popolazioni per farne dei partner dei loro obiettivi ideologici.” Si tratta, in fondo, di una nuova forma di “schiavismo”.