Vivere come fratello e sorella, il parere di un padre cappuccino

peccato originale«Ecco, l’esortazione non ha posto alcuna norma, come è esplicitamente dichiarato, e non ne ha abrogata nessuna, nello specifico sul vivere da fratello e sorella, soluzione connessa con l’indissolubilità del matrimonio. (…) Solo nella nota (329) dell’Amoris Laetitia, in qualche modo, è ridiscussa – non abrogata – la norma del vivere da fratello e sorella».

E’ il punto di vista del P. Paolo Berti, cappuccino, consegnato al portale In Terris. Il tema in questione riguarda la disciplina dei sacramenti soprattutto per i divorziati risposati. Il padre però specifica subito: «il punto preciso posto dalla nota (329) è che “molti, conoscendo e accettando la possibilità di convivere “come fratello e sorella” che la Chiesa offre loro, rilevano che se mancano alcune espressioni di intimità, non è raro che la fedeltà sia messa in pericolo e possa venir compromesso il bene dei figli”. A ciò si risponde che, se si accetta di vivere da fratello e sorella, le cadute, data la debolezza umana, potranno esserci, ma devono restare tali, e non possono essere trasformate nella linea da percorrere. Inoltre, è pur possibile con l’aiuto della grazia, una vita arricchente, anche affettivamente, tra uomo e donna, nella castità; e tale arricchimento indubbiamente si riversa sugli eventuali figli avuti. La croce non mancherà a nessuno, neppure a noi sacerdoti, ma se accettata sarà vittoria in Cristo».

Particolarmente interessante poi è la seguente considerazione del Padre cappuccino, dove si fa riferimento alla imputabilità soggettiva e agli elementi di oggettività validi per la verifica del confessore.

«Presentando il vivere da fratello e sorella, ci possono essere difficoltà, e non si deve misconoscere che ci vuole un cammino per arrivarci, e con ciò avere accesso alla Confessione e all’Eucaristia. L’approdo alla decisione sincera di vivere da amici, potrà conoscere dei momenti di cedimento, data la fragilità umana, ma tali momenti di cedimento saranno portati alla Confessione, dove di certo non ci sarà nessuno che voglia aggiungere pietre pesanti alla navicella facendola del tutto affondare, ma che vuole togliere, con amore pastorale, quelle pietre che la rendono pesante nel procedere. Vero è che ci sono situazioni oggettive di peccato, che soggettivamente non lo sono, per condizionamenti, fragilità psicologiche, ignoranze, ma è pur vero che tale situazione di non colpa soggettiva, di foro interno, non può essere percepita dal confessore: una speciale ispirazione dovrebbe anch’essa avere qualcosa di oggettivo su cui verificarsi, ma l’Amoris Laetitia non ne dà».